2012 - Metal - Voto: 8/10
Tornano i Prong di Tommy Victor, con il loro thrash metal venato di alternative, industrial e new wave (essendo i Killing Joe fra le loro influenze e avendo avuto per un periodo in formazione il loro bassista Paul Raven) in un disco che trova la band in forma abbastanza buona. Ammirevole la perseveranza di Tommy Victor che, nonostante il periodo commercialmente migliore del gruppo sia passato da un pezzo, continua a sfornare dischi sempre interessanti.
martedì 14 agosto 2012
sabato 21 luglio 2012
Sigur Ròs - ()
2002 - Post -Rock - Voto: -/10
Ho sempre pensato che le parole non sempre servono, spesso sono fuorvianti e mal interpretate, forse sopravvalutate. Affidargli troppo potere può essere un'arma a doppio taglio, ogni parola ha dei significati diversi in ognuno di noi e questi dipendono dalla nostra esperienza e dalla nostra persona. Sono inoltre legate al tipo di rapporto con l'interlocutore, ogni rapporto porta con sé un certo peso dato alla parola. Sono state modificate e storpiate, il loro significato non è più quello originario e hanno subito un costante abuso che le ha portate ad essere quelle che sono attualmente: pericolose. Le parole implicano comunicazione e questa ha, come principale problema, l'illusione che sia avvenuta. Esistono invece concetti che difficilmente si riescono ad esprimere, vanno vissuti sulla propria pelle, vanno sentiti. Inutile descriverli, perderebbero la loro purezza, la loro magia. Bisogna essere per certi aspetti egoisti, tenerli solo per noi e non sciuparli tentando di descriverli. Da qui il controsenso di questa recensione, usiamo parole per descrivere esperienze talmente tanto personali che l'ascoltatore, per quanto si sforzi, non potrà mai comprendere a pieno.
In questo controverso capitolo i Sigur Ròs portano all'estremo l'abbandono del superfluo, niente parole inutili, nessuna abbondanza. Nessuna lingua conosciuta, solo il canto sfuggente e celestiale di Jonsi che ci prende per mano e ci conduce nel bianco più accecante ed ultraterrano, ci ammalia e ci seduce con i suoi vocalizzi, ci rilassa e, per certi aspetti, ci purifica. Riescono perfettamente ad emulare le pulsazioni della nostra anima, ci lasciano sospesi in questo vuoto etereo ed impalpabile, siamo circondati dalla nebbia e stiamo viaggiando all'interno di noi stessi, dentro la nostra anima. Giocano inoltre con le nostre emozioni alternando sensazioni opposte come la luce accecante del giorno con l'oscurità della notte, il freddo dei ghiacciai con il caldo dei nostri corpi. Il tutto è estremamente dosato, emotivo, viscerale. Il nostro viaggio è sfumato, indefinibile; stiamo entrando in contatto con noi stessi, ci stiamo avvicinando al nostro io. Si alternano paesaggi onirici ed sognanti, siamo condotti in mezzo alla foschia e siamo sedotti prima che riusciamo ad accorgercene. Siamo cosi distanti da quell'Islanda concreta e tangibile presentata in Ágætis Byrjun, i vulcani e le enormi distese di giacchio si possono solo vagamente intravedere dietro il muro di foschia che ci avvolge e che ci coccola, il tutto è un unico flusso di emozioni, stiamo facendo un viaggio che cancella ogni macchia dalla nostra anima, che ci fa avvicinare a noi stessi.
Sicuramente non un disco facile, può risultare ripetitivo e a tratti noioso ma, se si è nel mood giusto, può farvi vivere un'esperienza unica, indimenticabile.
Siamo di fronte ad un capolavoro, non ci resta che toglierci il cappello e chinare il capo.
Ho sempre pensato che le parole non sempre servono, spesso sono fuorvianti e mal interpretate, forse sopravvalutate. Affidargli troppo potere può essere un'arma a doppio taglio, ogni parola ha dei significati diversi in ognuno di noi e questi dipendono dalla nostra esperienza e dalla nostra persona. Sono inoltre legate al tipo di rapporto con l'interlocutore, ogni rapporto porta con sé un certo peso dato alla parola. Sono state modificate e storpiate, il loro significato non è più quello originario e hanno subito un costante abuso che le ha portate ad essere quelle che sono attualmente: pericolose. Le parole implicano comunicazione e questa ha, come principale problema, l'illusione che sia avvenuta. Esistono invece concetti che difficilmente si riescono ad esprimere, vanno vissuti sulla propria pelle, vanno sentiti. Inutile descriverli, perderebbero la loro purezza, la loro magia. Bisogna essere per certi aspetti egoisti, tenerli solo per noi e non sciuparli tentando di descriverli. Da qui il controsenso di questa recensione, usiamo parole per descrivere esperienze talmente tanto personali che l'ascoltatore, per quanto si sforzi, non potrà mai comprendere a pieno.
In questo controverso capitolo i Sigur Ròs portano all'estremo l'abbandono del superfluo, niente parole inutili, nessuna abbondanza. Nessuna lingua conosciuta, solo il canto sfuggente e celestiale di Jonsi che ci prende per mano e ci conduce nel bianco più accecante ed ultraterrano, ci ammalia e ci seduce con i suoi vocalizzi, ci rilassa e, per certi aspetti, ci purifica. Riescono perfettamente ad emulare le pulsazioni della nostra anima, ci lasciano sospesi in questo vuoto etereo ed impalpabile, siamo circondati dalla nebbia e stiamo viaggiando all'interno di noi stessi, dentro la nostra anima. Giocano inoltre con le nostre emozioni alternando sensazioni opposte come la luce accecante del giorno con l'oscurità della notte, il freddo dei ghiacciai con il caldo dei nostri corpi. Il tutto è estremamente dosato, emotivo, viscerale. Il nostro viaggio è sfumato, indefinibile; stiamo entrando in contatto con noi stessi, ci stiamo avvicinando al nostro io. Si alternano paesaggi onirici ed sognanti, siamo condotti in mezzo alla foschia e siamo sedotti prima che riusciamo ad accorgercene. Siamo cosi distanti da quell'Islanda concreta e tangibile presentata in Ágætis Byrjun, i vulcani e le enormi distese di giacchio si possono solo vagamente intravedere dietro il muro di foschia che ci avvolge e che ci coccola, il tutto è un unico flusso di emozioni, stiamo facendo un viaggio che cancella ogni macchia dalla nostra anima, che ci fa avvicinare a noi stessi.
Sicuramente non un disco facile, può risultare ripetitivo e a tratti noioso ma, se si è nel mood giusto, può farvi vivere un'esperienza unica, indimenticabile.
Siamo di fronte ad un capolavoro, non ci resta che toglierci il cappello e chinare il capo.
mercoledì 11 luglio 2012
The Vickers - Fine For Now
Instancabilmente continuo la difficile ricerca di nuovi sconosciuti gruppi da consigliare,
ed oggi sono orgoglioso di presentarvi questo fantastico gruppo (non così sconosciuto) nato nel 2007 ed entrato nel mondo discografico dal 2009.
Signori e Signore vi presento i Vickers
Il sound della band oscilla tra il miglior pop/rock di origine britannica,
con spunti dall’america indipendente degli anni più recenti, tutto raccolto con grande coerenza e da un
songwriting di altissimo livello da consumare ed ascoltare esclusivamente ad alto volume.
“Fine For Now” è l'album che vi consiglio.
Fine For Now è il secondo lavoro della band, uscito nel 2011 e, secondo me, è un disco estremamente estivo quindi appropriato alle giornate caldissime che stiamo vivendo.
Ideale per canticchiare, con un sound leggero e spensierato.
Insomma questo è un album perfetto per le vostre vacanze.
Inutile parlare delle varie reminescenze di generi, in questo album si trova di tutto, traccia dopo traccia si scovano facilmente le origini e le ispirazioni della band così composta:
Andrea Mastropietro, chitarra e voce
Federico Sereni, basso e cori
Francesco Marchi, chitarra e voce
Marco Biagiotti, batteria e cori
Ebbene si, il gruppo è italiano, come anche la casa discografica, e probabilmente sono più conosciuti
in Inghilterra che qui in Italia.
Oltre manica infatti hanno già tenuto un tour che è andato molto bene e prossimamente potrebbe uscire un nuovo lavoro, mi terrò informato...
Per il momento beccatevi Fine For Now! Suona fresco e vitale ed è questo il bello.
Se non mi credete potete ascoltare le traccie di questo album direttamente
dal sito ufficiale della band:
e se vi piacciono il prezzo del disco è contenuto, 10 euro facili facili!
Che dire di più,
i testi molto belli, il disco è "estivo", ben suonato, costa poco...
ha tutte le carte in regola per essere consigliato!
Voto: 9/10
ed oggi sono orgoglioso di presentarvi questo fantastico gruppo (non così sconosciuto) nato nel 2007 ed entrato nel mondo discografico dal 2009.
Signori e Signore vi presento i Vickers
Il sound della band oscilla tra il miglior pop/rock di origine britannica,
con spunti dall’america indipendente degli anni più recenti, tutto raccolto con grande coerenza e da un
songwriting di altissimo livello da consumare ed ascoltare esclusivamente ad alto volume.
“Fine For Now” è l'album che vi consiglio.
Fine For Now è il secondo lavoro della band, uscito nel 2011 e, secondo me, è un disco estremamente estivo quindi appropriato alle giornate caldissime che stiamo vivendo.
Ideale per canticchiare, con un sound leggero e spensierato.
Insomma questo è un album perfetto per le vostre vacanze.
Inutile parlare delle varie reminescenze di generi, in questo album si trova di tutto, traccia dopo traccia si scovano facilmente le origini e le ispirazioni della band così composta:
Andrea Mastropietro, chitarra e voce
Federico Sereni, basso e cori
Francesco Marchi, chitarra e voce
Marco Biagiotti, batteria e cori
Ebbene si, il gruppo è italiano, come anche la casa discografica, e probabilmente sono più conosciuti
in Inghilterra che qui in Italia.
Oltre manica infatti hanno già tenuto un tour che è andato molto bene e prossimamente potrebbe uscire un nuovo lavoro, mi terrò informato...
Per il momento beccatevi Fine For Now! Suona fresco e vitale ed è questo il bello.
Se non mi credete potete ascoltare le traccie di questo album direttamente
dal sito ufficiale della band:
e se vi piacciono il prezzo del disco è contenuto, 10 euro facili facili!
Che dire di più,
i testi molto belli, il disco è "estivo", ben suonato, costa poco...
ha tutte le carte in regola per essere consigliato!
Voto: 9/10
sabato 19 maggio 2012
Pennywise - Full Circle
Full Circle “circolo vizioso” è un album dai contenuti
sociopolitici, cattiveria contro il sistema, ed in particolare
con il "puppet government" americano, ma anche con una vena di dolore per la
perdita del bassista, Jason Thirsk morto suicida, come si sente nella
canzone dedicata a lui “Bro Hymn”
già presente sul primo album “Pennywise”, ma cambiata nel testo.
È un album che a pochi piacerà, ma a cui sono molto legato. Buon
Ascolto.
“Your life is the most
precious thing that we could lose
Jason Matthew Thirsk
this one's for you” Bro Hymn
Voto 8/10
giovedì 17 maggio 2012
Linea 77: 10
SVEGLIA!
Una svolta, disco diverso dai precedenti, testi completamente in italiano, prendendo un pò le distanze da quanto fatto in precedenza ma al tempo stesso avvicinandosi molto di più ad argomenti anche più delicati come accade ad esempio nella traccia “Il senso”, un palese riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, al tema dell’eutanasia, al rispetto ed alla possibilità di una scelta in un momento delicato.
Anche il chitarrista ormai ha scelto la via del rock, suoni molto più "old" in questo album rispetto ad Horror Vacui, ogni traccia completa un puzzle fatto di attualità, Italia, accenni letterari, spunti filosofici e tanta tanta prospettiva personale del mondo.
Tutto questo secondo me accresce lo spessore di questo album ed è proprio questo che lo differenzia dai precedenti.
Hanno, passatemi l'aggettivo "leggermente", cambiato sound ma hanno pesantemente cambiato tipologia di testi e questo cambiamento "pesante" è una conferma del loro modo di fare, quindi secondo me si bilancia tutto!
A dimostrazione che il cambiamento del sound non è così definito c'è la solita modalità di ascolto che bisogna "attuare" per assaporare ogni album dei linea77.....
Non c'è nulla da fare, bisogna essere un pò incazzati per apprezzarli, e siccome ultimamente mi capita molto spesso
eccomi qua a scrivere di loro!
il voto secondo me sarebbe 8.5
ma visto che hanno decisamente svoltato (secondo me) nel miglior modo possibile...
Voto: 9
Una svolta, disco diverso dai precedenti, testi completamente in italiano, prendendo un pò le distanze da quanto fatto in precedenza ma al tempo stesso avvicinandosi molto di più ad argomenti anche più delicati come accade ad esempio nella traccia “Il senso”, un palese riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, al tema dell’eutanasia, al rispetto ed alla possibilità di una scelta in un momento delicato.
Anche il chitarrista ormai ha scelto la via del rock, suoni molto più "old" in questo album rispetto ad Horror Vacui, ogni traccia completa un puzzle fatto di attualità, Italia, accenni letterari, spunti filosofici e tanta tanta prospettiva personale del mondo.
Tutto questo secondo me accresce lo spessore di questo album ed è proprio questo che lo differenzia dai precedenti.
Hanno, passatemi l'aggettivo "leggermente", cambiato sound ma hanno pesantemente cambiato tipologia di testi e questo cambiamento "pesante" è una conferma del loro modo di fare, quindi secondo me si bilancia tutto!
A dimostrazione che il cambiamento del sound non è così definito c'è la solita modalità di ascolto che bisogna "attuare" per assaporare ogni album dei linea77.....
Non c'è nulla da fare, bisogna essere un pò incazzati per apprezzarli, e siccome ultimamente mi capita molto spesso
eccomi qua a scrivere di loro!
il voto secondo me sarebbe 8.5
ma visto che hanno decisamente svoltato (secondo me) nel miglior modo possibile...
Voto: 9
Etichette:
2010,
alternative metal italiano,
alternative rock,
pilone
martedì 10 aprile 2012
Eels: Beautiful Freak
"Perhaps if I hadn't referred to her as a 'freak' she'd still be my girlfriend"
Non trovo le giuste parole per definire questo album. Così come mi è impossibile dare un voto ad
una creazione che fa perdere ogni facoltà, ricordandomi che tutto è arbitrario, facendomi abbandonare ogni sentiero che il mio istinto abbia mai seguito in fatto di musica, cambiando di fatto il modo e il senso di "sentire", non-solo-ascoltare. Un disco che apprezzo ad ogni ascolto di più.
Non mi sono mai dato particolare pena di leggere i testi, di fare quella dietrologia di metainformazioni esagerata che uso fare. Bellissimo mostro credo rifletta parecchio la particolare personalità del cantante, che da l'idea di vedere il mondo attraverso un mal di vivere di base , anche nei momenti più spensierati.
Un bel disco rock alternativo, che fa mostra di un gusto nostalgico lo-fi, certamente da ascoltare tutto. A voler stringere se devo indicare dei "teaser" direi "Novocaine for the soul", "Not ready yet", "Susan's house"
Voto: 8,5
Etichette:
1996,
alternative rock,
lince,
lo-fi
sabato 24 marzo 2012
Teenage Botterocket: They came from the Shadows

2009 - Punk rock, Power Pop.
"Three chords songs, one string solos". In perfetto stile Ramones e Screeching Weasel.
I quattro ragazzoni del Wyoming lanciano il loro quarto LP riprendendo da dove si erano fermati. Un disco dalle sonorità "old school" che strizza l'occhio (o sarebbe meglio dire entrambi gli occhi) alle sonorità del punk rock americano, quello vero. Suoni grezzi, batteria veloce, ripetitiva e rumorosissima, strumenti a corde suonati totalmente in downstroke. La opening track "Skate or Die" ci fa subito capire cosa ci dobbiamo aspettare da questa piccola perla del pop punk, 2 minuti e 10 di pura energia. In un universo musicale dalle connotazioni totalmente grottesche, i TB tirano fuori un vero disco "vintage" senza cadere nel ridicolo e nel triste scimmiottamento di quel che era. Il Wyoming ci ha regalato la prima cosa bella nel panorama punk rock dopo lo scioglimento degli Screeching Weasel.
Straconsigliato a chi non riesce a dormire senza ascoltare Ramones, Screeching Weasel, Riverdales, Queers.. ;a anche a chi ha bisogno di una bella scarica di energia e fare un po' di bobbing con il capoccione, casomai in sella a uno skate, snowboard o similari.
Voto 8/10
Iscriviti a:
Post (Atom)





