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sabato 19 maggio 2012

Pennywise - Full Circle


Full Circle “circolo vizioso” è un album dai contenuti sociopolitici, cattiveria contro il sistema, ed in particolare con il "puppet government" americano, ma anche con una vena di dolore per la perdita del bassista, Jason Thirsk morto suicida, come si sente nella canzone dedicata a lui “Bro Hymn” già presente sul primo album “Pennywise”, ma cambiata nel testo. È un album che a pochi piacerà, ma a cui sono molto legato. Buon Ascolto.
“Your life is the most precious thing that we could lose
Jason Matthew Thirsk this one's for you” Bro Hymn
Voto 8/10
 


giovedì 17 maggio 2012

Linea 77: 10

SVEGLIA!

Una svolta, disco diverso dai precedenti, testi completamente in italiano, prendendo un pò le distanze da quanto fatto in precedenza ma al tempo stesso avvicinandosi molto di più ad argomenti anche più delicati come accade ad esempio nella traccia “Il senso”, un palese riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, al tema dell’eutanasia, al rispetto ed alla possibilità di una scelta in un momento delicato.
Anche il chitarrista ormai ha scelto la via del rock, suoni molto più "old" in questo album rispetto ad Horror Vacui, ogni traccia completa un puzzle fatto di attualità, Italia, accenni letterari, spunti filosofici e tanta tanta prospettiva personale del mondo.
Tutto questo secondo me accresce lo spessore di questo album ed è proprio questo che lo differenzia dai precedenti.
Hanno, passatemi l'aggettivo "leggermente", cambiato sound ma hanno pesantemente cambiato tipologia di testi e questo cambiamento "pesante" è una conferma del loro modo di fare, quindi secondo me si bilancia tutto!


A dimostrazione che il cambiamento del sound non è così definito c'è la solita modalità di ascolto che bisogna "attuare" per assaporare ogni album dei linea77.....
Non c'è nulla da fare, bisogna essere un pò incazzati per apprezzarli, e siccome ultimamente mi capita molto spesso
eccomi qua a scrivere di loro!

il voto secondo me sarebbe 8.5
ma visto che hanno decisamente svoltato (secondo me) nel miglior modo possibile...

Voto: 9

martedì 10 aprile 2012

Eels: Beautiful Freak

"Perhaps if I hadn't referred to her as a 'freak' she'd still be my girlfriend"




Non trovo le giuste parole per definire questo album. Così come mi è impossibile dare un voto ad
una creazione che fa perdere ogni facoltà, ricordandomi che tutto è arbitrario, facendomi abbandonare ogni sentiero che il mio istinto abbia mai seguito in fatto di musica, cambiando di fatto il modo e il senso di "sentire", non-solo-ascoltare. Un disco che apprezzo ad ogni ascolto di più. 
Non mi sono mai dato particolare pena di leggere i testi, di fare quella dietrologia di metainformazioni esagerata che uso fare. Bellissimo mostro credo rifletta parecchio la particolare personalità del cantante, che da l'idea di vedere il mondo attraverso un mal di vivere di base , anche nei momenti più spensierati.
Un bel disco rock alternativo, che fa mostra di un gusto nostalgico lo-fi, certamente da ascoltare tutto. A voler stringere se devo indicare dei "teaser" direi "Novocaine for the soul", "Not ready yet", "Susan's house"

Voto: 8,5


sabato 24 marzo 2012

Teenage Botterocket: They came from the Shadows



2009 - Punk rock, Power Pop.

"Three chords songs, one string solos". In perfetto stile Ramones e Screeching Weasel.
I quattro ragazzoni del Wyoming lanciano il loro quarto LP riprendendo da dove si erano fermati. Un disco dalle sonorità "old school" che strizza l'occhio (o sarebbe meglio dire entrambi gli occhi) alle sonorità del punk rock americano, quello vero. Suoni grezzi, batteria veloce, ripetitiva e rumorosissima, strumenti a corde suonati totalmente in downstroke. La opening track "Skate or Die" ci fa subito capire cosa ci dobbiamo aspettare da questa piccola perla del pop punk, 2 minuti e 10 di pura energia. In un universo musicale dalle connotazioni totalmente grottesche, i TB tirano fuori un vero disco "vintage" senza cadere nel ridicolo e nel triste scimmiottamento di quel che era. Il Wyoming ci ha regalato la prima cosa bella nel panorama punk rock dopo lo scioglimento degli Screeching Weasel.
Straconsigliato a chi non riesce a dormire senza ascoltare Ramones, Screeching Weasel, Riverdales, Queers.. ;a anche a chi ha bisogno di una bella scarica di energia e fare un po' di bobbing con il capoccione, casomai in sella a uno skate, snowboard o similari.

Voto 8/10

lunedì 19 marzo 2012

Rage Against The Machine: The Battle Of Los Angeles

1999 - Crossover, Alternative Rock, Rapcore - Voto: 8/10

I tempi cambiano ma i nemici sono sempre gli stessi. Non hanno facce nè colori, non hanno fazione politica, sono delle entità superiori. Il nemico è racchiuso nei piccoli gesti giornalieri, dall'ipocrisia in una stretta di mano al razzisimo gratuito quotidiano, dall'indifferenza verso chi non ha all'ignoranza spacciata per sapienza, che dà adito a versioni distorte della realtà. Accettare queste cose perchè siamo assopiti nelle nostre frivole faccende è un po' come morire dentro; è infatti ora di svegliarsi, di far sentire la propria voce. "Battle of Los Angeles", terzo capitolo del trittico di fuoco targato RATM, si propone di fare proprio questo, di incitare la folla a far sentire la propria voce, a scendere in piazza, a scatenare una rivolta. Ci hanno tolto tutto e ci hanno fatto incazzare, non ci resta che essere scorretti, scomodi.

Zack De la Rocha, perfettamente consapevole del potere della propria parola e della sua influenza, aggredisce l'apparato uditivo con rime infuocate e rap al vetriolo, si scaglia con violenza sui reali problemi del nostro tempo e racconta, con il suo flow aggressivo e mai banale, l'impari lotta che esiste tra chi ha e chi non ha, qualsiasi cosa essa sia: soldi, potere o tempo. Chi ha il controllo può ingannarci, può manipolarci; De la Rocha cita Orwell, "Who controls the past controls the future, who controls the present controls the past", ci scuote e ci sovrasta con il suo flow incendiario, ci smuove qualcosa dentro. De la Rocha è capace di alzare un polverone con il suo slang impastato, ci narra delle ingiustizie del nostro mondo come quella di Mumia Abu-Jamal delle Pantere Nere, ci mette la pulce nell'orecchio, ci fa venire voglia di sapere, di conoscere.

Mentre De la Rocha sputa fuoco e fiamme, l'artigiano del suono Tom Morello, a metà strada tra un dj e un chitarrista, tira fuori riff spaccaossa e sonorità al limite dell'udibile, re-interpreta il modo di suonare la chitarra e ci stupisce con funambolici assoli senza note, con riff urticanti e suoni inconsistenti. L'uso improprio della chitarra viene ribadito in ogni pezzo, vengono create atmosfere corrosive e indigeste, ogni pezzo è pronto ad esplodere; si passa con disinvoltura dall'assolo del contatto del jack in 'Testify' al suono alieno di 'New Millennium Homes', vengono imitate sonorità inusuali come quelle dei congegni elettronici o di strumenti aerofoni come la cornamusa. Tutto questo è possibile grazie ad un uso massiccio di effettistica, lo stesso Morello ci tiene a precisare che non è stato utilizzato nessun tipo di campionamento.

Anche la sessione ritmica ha qui più spazio che mai, crea groove trascinanti che riescono ad amalgamarsi perfettamente nel contesto acido e a tratti psichedelico creato dalla chitarra di Morello: ci fanno muovere, non possiamo stare fermi. Non ci resta che alzare il volume, "Turn that shit up" come dice Zack.

C'è chi lo considera un disco più orientato al mainstream, chi lo ha visto come un semplice mossa commerciale; io lo vedo come il disco che porta alla ribellione, che fa scendere in piazza, che blocca Wall Street (vedi il video di "Sleep Now in the Fire"), che ci fa venire voglia di lottare, di sapere le cose come stanno. È anche il disco della fine di un'epoca, la massima popolarità raggiunta coincide con le prime divergenze artistiche, gli intenti ormai sono combiati ed iniziano a vedersi le prime crepe. Pochi anni dopo Bush viene eletto e i RATM hanno perso la loro ultima grande battaglia, non ha senso continuare.
Di loro ci ricorderemo per sempre della carica espressiva, della voglia di ribellione e del genio di Morello.

giovedì 23 febbraio 2012

I migliori 14 dischi del 2011 secondo me

Lo so, sono in un ritardo clamoroso. Un ritardo talmente tanto grande che mi era addirittura passata la voglia di scriverla questa classifica! Ovviamente questa si basa sui dischi che ho ascoltato che, ovviamente, non sono tutti. Vi prego non mi chiedete nè dei Bon Iver nè di James Blake in quanto dei primi non ho ascoltato l'ultimo disco mentre, di James Blake, penso che il suo unico disco sia parecchio sopravvalutato.

14) Cage the Elephant: Thank You, Happy Birthday
(alternative rock, punk rock)

Volevo dedicare una posizione a quello che io definisco il rock 'gracile', quel rock a cui manca sempre qualcosa per essere veramente degno di nota.
Ho citato solo i 'Cage the elephant' ma potevo fare almeno altri 100 nomi, tipo 'Vaccines', i 'The Maccabees' o altri gruppi analoghi, tutti gruppi degni di nota ma che, purtroppo, si dimenticheranno molto presto. Inserisco in segno di rivolta pure i 'Rival Sons' che, anche se non facilmente accumunabili ai gruppi sopra citati, sono arrivati con 40 anni di ritardo.
In particolare 'Thank You, Happy Birthday' è un disco che scorre veloce, riesce a rielaborare alcuni concetti ormai datati del punk-rock e porta una ventata di aria fresca in questo panorama. che rischiava di puzzare di stantio.




13)Wild Beast: Smother (alt-pop)

La carica emotiva e il romanticismo presenti in questo disco lasciano sorpresi, senza fiato. Atmosfere soffuse in un' ambientazione minimalista, testi perfetti e citazioni in ogni dove. Disco che, ascolto dopo ascolto, cresce di intensità e aggiunge nuovi stimoli sonori.





12) The pain of begin pure at heart: Belong
(indie pop, shoegaze, dream pop)

L'elogio all'agrodolce. Sognanti sonorità shoegaze miste a testi malinconici, atmosfere ovattate e voce filtrata. Notevoli intrecci vocali misti a melodie dark-pop. Il tutto entrerà subito in circolo, senza che ve ne accorgiate.





11) Trail of Dead: Tao Of The Dead
(alternative rock, progressive rock)

Non è da tutti far diventare 'accessibile' un genere tanto ostico come il progressive, reinventandolo e contaminandolo con venature 'pop'. A differenza dei dischi precedenti la durata delle canzoni è diventata accessibile, il tutto è reso più scorrevole e leggero anche se si continua a percepire una tensione musicale in sottofondo; restano sempre intatti gli elementi che hanno caratterizzato la band dagli esordi, cioè le soluzioni geniali, gli improvvisi cambi ritmici e le progressioni che portano le canzoni ad esplodere velocemente.



10) Fleet Foxes: Helplessness Blues
( indie rock, folk rock, alternative rock)

Per apprezzare veramente questo disco bisogna essere nello stato d'animo giusto; non è presente infatti l'immediatezza che ha contraddistinto il disco precedente, qui le atmosfere sono dilatate e soffuse, i tempi estremamente lenti. Le musiche sono principalmente oniriche e sognanti, agli strumenti tradizionali si affiancano mandolini e organi, le melodie sono compatte e il tutto ben riuscito anche se può risultare un po' troppo ambizioso. Ho perso moltissimo tempo per capire il reale significato del disco ma, appena lo si coglie, può cambiarti qualcosa dentro.



9) Mastodon: The Hunter
(progressive metal, alternative metal)

Nel corso degli anni i Mastodon sono riusciti ad affrontare diversi generi musicali, sono passati dalla violenza sonora degli esordi all'elaborato progressive metal di "Crack the Skye", definendo uno stile e un'evoluzione del tutto unica. In questo caso invece vengono abbandonate completamente le violente cavalcate del passato, il growl profondo viene sostituito con una voce pulita e la durata delle canzoni viene ridimensionata, rendendo il disco meno elaborato ma sicuramente più accessibile.



8) The Battles: Gloss Drop (post rock, math rock)

C'è qualcosa di diverso in questo disco, sembra che quell'alchimia e quella spontaneità presente nel disco precedente sia ormai lontana, tutto sembra un po' forzato e il calcare la mano sempre sulle stesse soluzioni non certo aiuta. Il loro distinguibilissimo genere è sempre presente, sono ancora 10 anni davanti ai gruppi attuali e sono ancora al limite della follia, ma qualcosa è cambiato.




7) The Strokes: Angles (indie rock)

Quello che mi è sempre piaciuto negli Strokes è la freschezza delle chitarre ed il loro continuo intrecciarsi, le svariate fonti di inspirazione e lo stile 'Television oriented'. In questo lavoro il tutto viene arricchito da ritmi caraibici, dall'elettronica e da un tocco di '80 che non fa mai male. Anche se si è persa molta dell'incisività degli esordi e si mira verso lidi più pop, non mancano di certo gli elementi che li hanno resi tanto celebri, come i riff graffianti e le elaborate melodie.



6) Adele: 21 (pop, soul)

A volte il talento è vero, genuino. Eccezionale disco pop che sfiora diversi generi, dal soul al country e dallo swing al classico, lascia in bocca un amaro sapore malinconico e nostalgico. Niente è lasciato al caso, tutto è perfetto, dalle melodie scarne ma efficaci ai testi curati che, nel loro piccolo, lasciano sorpresi per l'immediatezza e per il buon gusto. Io tifo per te Adele, sgomina tutti quei rapper buzzurri e porta un po' di buon gusto nel mondo del pop commerciale, tutto il tuo successo è veramente meritato.



5) Yuck: Yuck (indie rock, shoegaze)

Questi Yuck sembrano avere studiato molto bene il sound e lo stile dei primi anni 90, J Mascis sarebbe orgolioso di loro. Rispolverano uno stile e un genere che era caduto nel dimenticatoio, provano a reinventarlo aggiungendo un po' di shoegaze e una sottile venatura di pop. Gli elementi 90' sono presenti più che mai, le linee melodiche sono bene definite e distinguibili; l'unica pecca è che tendono ad allungarsi troppo quando non dovrebbero, il che risulta a tratti noioso.



4) The Decemberists: The King Is Dead
(indie pop, folk rock)

L'occhialuto Colin Meloy veste i panni di un abile menestrello e ci racconta, attraverso rilassate melodie folk, placide storie da focolare e riesce a far emergere uno spirito bucolico, agreste. La sua voce vellutata si amalgama perfettamente sia sulle elaborate melodie folk sia sulle scarne ballate presenti nel disco, ci rilassa e ci fa sognare. Rispetto al disco precedente si vira più verso schemi più semplici ma efficaci, si abbandonano quasi del tutto le complesse trame melodiche e ci si dedica molto di più all'immediatezza e all'orecchiabilità.



3) Mogwai: Hardcore Will Never Die, But You Will
(alternative rock, post rock)

Ci sono gruppi su cui metterei la mano sul fuoco, acquisterei a scatola chiusa i nuovi dischi e andrei a tutti i loro concerti; sicuramente i Mogwai sono uno di questi gruppi, loro che non sbagliano un colpo, che riescono sempre a farmi viaggiare e ad emozionare. Riescono a reinventare un genere ormai datato in modo del tutto spontaneo e naturale, niente forzature, tutto scorre via tranquillo. Mettetevi comodi, il viaggio è molto intenso.



2) The Black Keys: El Camino
(alternative rock, blues, soul)

Un amore fatto di attese sfrenate e di canzoni cantate a squarciagola in macchina la notte, dischi distrutti e poi acquistati originali, non ne posso più fare a me. Il tutto da 10 anni a questa parte. In tutto questo tempo siete stati degli ottimi compagni di viaggio e degli amici fidati, mi avete alleggerito di parecchi dei miei pesi e mi siete stati vicino nei momenti difficili.



1) Wilco: The Whole Love
(indie rock, alternative rock, folk rock)

Se prendo in mano i periodi veramente importanti della mia vita questi hanno un unico fattore in comune: i Wilco. In questo capitolo vengono abbandonate le sofferenze interiori, ci si spoglia dei dolori passati e si è pronti ad affrontare una nuova sfida: quella dell'andare avanti con leggerezza ed allegria, dobbiamo dimenticarci dei dolori passati per poter affrontare quello che la vita ha ancora da proporci. In fondo tutti noi abbiamo bisogno di questo, bisogna smettere di essere vittime del passato. Disco che ti lascia incantato e sognante, ti lascia un'emozione nel cuore e con un leggero senso di allegria che ti pervade l'anima.

venerdì 17 febbraio 2012

Ladies and Gentlemen, Simon & Garfunkel

Proverò a dare senso compiuto allo stato di grazia che provo in questo momento nell'ascoltare questi due dischi, i quali per me sono "quelli che contano di Simon & Garfunkel".


Wednesday Morning, 3 A.M. (Recorded March 10–31, 1964)



Una soffiata sui solchi, la puntina sul bordo, l'alzabraccio cede, *thumpf*
giunti al bordo dell'etichetta, si dimentica quasi di essere su quello stesso pianeta in cui nel 1964 Paul Simon e Art Garfunkel hanno concepito un lato A di una dolcezza ormai perduta in solo mezzo secolo.
Insomma dov'è finito lo spread, il credit crunch, le bancherotte? shhh meglio così...

IL LATO A fra tutti i lati a, semplicemente il più dolce del mondo.

Anche a nome dei Kings of Convenience: GRAZIE



The Concert in Central Park (19 sept. 1981)


Signore e signori "Simon & Garfunkel", così il sindaco di New York introduce Paul e Art.
Mica male eh?



Si comincia ballando su Mrs. Robinson (devo vederlo IL LAUREATO prima o poi, forse stasera)
Provate voi a non sognare l' "America", dopo "Homeward Bound".
Salutate vostra moglie, per andare via per un po' giusto per riflettere sul tempo che è passato, con "Still crazy after all these years".
Fermarsi un istante alla "Scarborough Fair" a rimanere incantati nel ricordo della spensieratezza nel "cortile di scuola con Julio", poco prima di imboccare il "ponte su acque tumultuose" che conduce all'oscurità, vecchia amica e confidente...
L'età adulta, è giunta.

Setlist fantastica. Live ETERNO.

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Voti: cum laude