Demo Site
Visualizzazione post con etichetta 2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2012. Mostra tutti i post

sabato 2 marzo 2013

Glen Hansard: Rhythm and repose 

 




Glen Hansard  nasce il 21 aprile 1970 a Dublino ed è un chitarrista, cantautore ed attore Irlandese.


Nel 1990 Forma il gruppo rock-indie The Frames.


Hansard lascia la scuola all’età di tredici anni per cominciare a suonare in giro per le strade di Dublino, diventando famoso anni dopo grazie all’interpretazione del chitarrista Outspan Foster nel film The Commitments.


« Gli Irlandesi sono i più negri d'Europa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino, quindi ripetete con me ad alta voce: "Sono un negro e me ne vanto!" »


Nel 2006 avvia una collaborazione musicale con vari artisti (Markéta Irglová, Marja Tuhkanen, Bertrand Galen) dando vita all’album The Swell Season.


Sempre nel 2006 passa molto tempo davanti la macchina da presa nei panni di un cantante di strada nel film Once (Una volta).


Rhythm and Repose è un album delicato e piacevole d’ascoltare, il pianoforte, presente in qualche traccia, crea un’armonia onirica quando “duetta” con la calda voce di Hansard che tratti però muta e assume sfumature “spigolosa”.


Nei testi Glen analizza molto le difficoltà dell’amore e del vivere  (nonché sviscera le difficoltà sul suo vissuto a New York).


Voto 9/10

domenica 17 febbraio 2013

I migliori 14 dischi del 2012 secondo me


Lo so, come al solito sono in un ritardo clamoroso. Ma quest'anno ho una scusante, stavo cercando in tutti i modi di scegliere soltanto 10 dischi, di fare una top-ten come si deve; ovviamente non ci sono riuscito, penso addirittura di aver scordato qualcuno!
Ovviamente questa classifica è assolutamente personale e si basa sui dischi che ho ascoltato che, ovviamente, non sono tutti.


14- Fine Before You Came - Ormai 
(post-rock, screamo)

Chitarre in lento crescendo e chiusure in accelerazione, cambi di ritmo incisivi ed inaspettati, il riassunto delle quotidianità in poche righe. Gli italiani FBYC propongono un genere che mescola in modo perfetto post-rock e screamo, la verità viene urlata, il disagio è sentito, è reale. Sicuramente l'Italia che non ti aspetti, l'Italia che merita di più. 






13- Chromatics - Kill For Love
 (synthpop, post-rock, ambient)

Siamo alla guida della nostra auto in una notte metropolitana, le luci sono indefinite, il viaggio è lungo. Le atmosfere sono rallentate, plasticose, noir. Una riuscitissima simbiosi di immagini e suoni, di atmosfere romantiche ed eterne; a volte non è importante la meta, è importante il viaggio.







12- Grizzly Bear - Shields
 (indie rock, indie folk, art rock)

Il capolavoro è lontano e i tempi sono cambiati. Un disco che sembra ben fuori dalle loro corde, il crescendo emotivo e la tensione lasciano il posto a canzoni più disinvolte, gli angoli sono stati smussati e viene lasciato più spazio al pop. Un'evoluzione sicuramente audace che non ci si aspettava, la malinconia viene allontanata e si inizia ad intravedere un timido sorriso. Anche se le atmosfere e le emozioni suscitate sono cambiate, restano alcuni punti fermi; la qualità indiscussa dei musicisti, gli eccellenti intrecci melodici e l'indole romantica danno vita a canzoni di livello superiore, i suoni sono ricercati, il tutto è bene strutturato e di altissimo livello.  


11- Mark Lanegan - Blues Funeral 
(alternative rock, blues, new-wave)

Il visionario Mark Lenagan sorprende con sonorità al di fuori delle sue corde, aggiunge un tocco di elettronica al suo già consolidato rock e lo rielabora con sonorità anni 80 come i Pet Shop Boys o Kraftwerk. Un Lenagan che non ci si aspetta, un dilemma d'identità e d'intenti; da una parte il Lanegan rock anni 90, con i suoi riff grezzi e rumorosi, dall'altra il Lanegan sperimentatore, che vuole mettersi in gioco e che è pronto a rischiare. Un disco di transizione quindi, con un unico punto fermo: l'intensa voce impastata di Lanegan, la quale conferisce un pathos e un'intensità alle canzoni fuori dal normale, le rende uniche ed emozionanti. 



10- The Smashing Pumpkins - Oceania
(rock, alternative rock)

Billy Corgan non ha più 20 anni, le camice a quadrettoni non sono più di moda e gli anni 90 sono finiti da un pezzo. Questo Corgan sembra averlo capito, i testi sembrano addolciti e le sonorità smussate, il tutto sembra rinnovato e modernizzato. Il problema nel 
giudicare il nuovo lavoro di un gruppo di questo calibro è proprio il paragone con i vecchi album; se questo disco viene confrontato con i capolavori precedenti risulta plasticoso e nostalgico mentre, se lo si giudica come un'opera a sé stante, risulta onesto e dignitoso, dimostra che il gruppo non è soltanto l'ombra di quello che era ma è ancora in grado di fare ancora buona musica.

7- Japandroids - Post Nothing 
( indie rock, garage rock, noise )

Il duo dei Japandroids ci propone un album che è una buona scarica di adrenalina, il tutto scorre veloce ed è ben dosato; un mix perfetto di elementi rock, punk e noise contornato da testi adolescenziali, le canzoni sono colorate e divertenti, si lasciano ascoltare con facilità, senza nessuno sforzo. Purtroppo però la mancanza d'originalità e la gracilità dele strutture viene fuori dopo pochi ascolti, il divertimento iniziale lascia il posto ad un leggero senso di insoddisfazione causato dalla poca diversità dei pezzi.



9- Fiona Apple - The Idler Wheel
 ( alt rock, alt pop, jazz )

Una composizione fragile e minimalista, un cantato viscerale e straziante, una maturità artistica invidiabile. Con la sua voce potente ed espressiva Fiona ci confessa le sue fragilità e i suoi desideri, ci parla della sua vita reale e dei suoi problemi. Una musica 
nuda e controintuitiva, fatta di dissonanze e tempi dispari, con arrangiamenti minimali e percussioni incalzanti; Fiona ci ammalia e ci trasporta nel suo mondo, ci confessa i suoi dubbi e le sue incertezze, ci rende i suoi confidenti.  Alla fine scopriamo che le sue debolezze sono in realtà anche le nostre e che, per quanto non vogliamo ammetterlo, siamo fragili, proprio come lei.


8 - Dirty Projectors - Swing Lo Magellan 
( indie rock, alt rock, alt pop )

Un songwriting imprevedibile ed ambizioso, fatto di arrangiamenti complessi e variegati che spaziano con eleganza dal pop schizofrenico al doo-wop; una musica libera e fuori dai canoni, una musica da sviscerare completamente per apprezzare a pieno il suo cuore pop. Dave Longstreth e i suoi compagni ci trasportano con eleganza nel loro mondo trasognato, alternano con maestria luce ed ombra e citano e rielaborano grandi gruppi come XTC e Talking Heads. La qualità dell'opera conferma la grandezza di uno dei migliori gruppi contemporanei in circolazione, che presumibilmente però resterà in ombra a causa della poca radiofonicità delle canzoni.



6- Django - Django
( alt-rock, neo-psychedelia, electronic)

L'elogio del sintetico, canzoni dalla presa facile che esplodono in un tripudio di colori e spensieratezza. Nel calderone dei Django sono presenti delle sonorità esotiche e western che creano delle melodie canzonate, il tutto è condito da soluzioni mai banali e con ritmi veloci e sincopati. Il pop-synth viene fuso col folk, vengono utilizzati con mestria i contro canti ed il tutto risulta originale e coraggioso. Un disco che offre intrecci trascinanti e sognanti, non ci sono punti fermi, il tutto è mutevole ed estremamente innovativo.




5- Tame Impala - Lonerism 
(psychedelic rock, alternative rock, dream pop, psychedelic pop)

I Beatles immersi in salsa acida, sonorità psichedeliche combinate con melodie pop. Atmosfere che fanno smarrire la strada e annebbiano i sensi, fanno aumentare le percezioni e ci conducono in spazi nella nostra mente che non sapevamo esistessero. Citazioni
in ogni dove, partendo dai Beatles fino ad arrivare ai Flaming Lips e ai Cream, una miscela ben riuscita di vecchio e nuovo; il tutto è estremamente ben dosato, le strutture sono stabili e la qualità in ogni dove. Ci perdiamo nel passato ma siamo ben ancorati nel presente, il tutto è unico e sovrannaturale.



4- Jack White - Blunderbuss
(rock, blues rock, blues)

Il re Mida contemporaneo, ogni progetto musicale con il suo nome è oro, brilla di luce propria. Liberato dalla 'gabbia' dei progetti paralleli Jack vola alto, esplora nuovi orizzonti e nuove sonorità, da sfogo alla sua fervida fantasia compositiva e ci mostra il suo ego. Mescola e rielabora alcuni sonorità ormai datate, dà sicuramente più risalto alla sua anima blues rispetto a quella rock; ci ammalia con le sue eleganti ballate, ci coccola con le sue nenie e ci scuote nei momenti più rock. Disco estremamente variegato che sa sorprendere con strutture semplici ma che lasciano il segno.



3- Alt-J - An Awesome Wave
( indie rock, alt rock)

La voce nasale di Joe Newman ci trascina all'interno del suo mondo, fatto di atmosfere ammalianti ed affascinanti, intime; i generi vengono fusi insieme per creare una nuova sonorità che, al tempo stesso, risulta originale ma già sentita. Ritornelli e sonorità devastanti entrano subito nella testa, le ritmiche sono ossessive e le soluzioni sono fresche e originali; le strutture dinamiche e le sonorità coinvolgenti stupiscono, lasciano senza fiato. Al primo impatto siamo travolti, restiamo a bocca aperta di fronte a questa sonorità ancora non ben definita, la quale mantiene una forte ritmicità e una forte orecchiabilità, ci seduce con la sua qualità e la sua ricchezza. Siamo travolti dall'onda, non resta che immergersi completamente e sperare di uscirne il prima possibile.



2- Deftones - Koi No Yokan 
( metal, alt metal, hard rock)

Prendete i Deftones, conditeli con riff granitici alla Meshuggah ed un pizzico di soluzioni post-rock: otterrete un disco in perfetto equilibrio tra violenza e melodia, tra rabbia e controllo. I Deftones si rimettono in gioco, rimescolano le carte e ne aggiungono delle nuove, ci stupiscono con soluzioni inedite e fuori dalle loro corde; i ritmi sono martellanti, le melodie sono 
eteree, impalpabili. Un gruppo che mantiene la sua identità ma, allo stesso tempo, è capace di rinnovarsi, di aggiungere soluzioni, di smussare gli angoli e di restare fedele al suo genere. È incredibile come Il 7 album si avvicini al capolavoro, i vecchi problemi sono superati grazie a strutture dinamiche che fanno risultare il tutto equilibrato e perfetto in ogni nota.


1- The Shins - Port Of Morrow 
(indie rock, indie pop)

Ci sono dischi che, per un motivo o per l'altro, ti riempono il cuore, ti mettono allegria. Sono dei fedeli compagni di viaggio in momenti difficili, ti entrano in circolo, fanno parte di te. Certe volte abbiamo bisogno di semplicità, di una voce familiare e di ritornelli semplici ed efficaci. I propri amici non si possono giudicare con lucidità ed oggettività, conosciamo perfettamente i loro difetti ma gli vogliamo bene per quello che sono, nonostante tutto. Ogni nota mi mette i brividi, questo basta per stare in cima.

martedì 14 agosto 2012

Prong: Carved Into Stone

2012 - Metal - Voto: 8/10
Tornano i Prong di Tommy Victor, con il loro thrash metal venato di alternative, industrial e new wave (essendo i Killing Joe fra le loro influenze e avendo avuto per un periodo in formazione il loro bassista Paul Raven) in un disco che trova la band in forma abbastanza buona. Ammirevole la perseveranza di Tommy Victor che, nonostante il periodo commercialmente migliore del gruppo sia passato da un pezzo, continua a sfornare dischi sempre interessanti.

giovedì 23 febbraio 2012

I migliori 14 dischi del 2011 secondo me

Lo so, sono in un ritardo clamoroso. Un ritardo talmente tanto grande che mi era addirittura passata la voglia di scriverla questa classifica! Ovviamente questa si basa sui dischi che ho ascoltato che, ovviamente, non sono tutti. Vi prego non mi chiedete nè dei Bon Iver nè di James Blake in quanto dei primi non ho ascoltato l'ultimo disco mentre, di James Blake, penso che il suo unico disco sia parecchio sopravvalutato.

14) Cage the Elephant: Thank You, Happy Birthday
(alternative rock, punk rock)

Volevo dedicare una posizione a quello che io definisco il rock 'gracile', quel rock a cui manca sempre qualcosa per essere veramente degno di nota.
Ho citato solo i 'Cage the elephant' ma potevo fare almeno altri 100 nomi, tipo 'Vaccines', i 'The Maccabees' o altri gruppi analoghi, tutti gruppi degni di nota ma che, purtroppo, si dimenticheranno molto presto. Inserisco in segno di rivolta pure i 'Rival Sons' che, anche se non facilmente accumunabili ai gruppi sopra citati, sono arrivati con 40 anni di ritardo.
In particolare 'Thank You, Happy Birthday' è un disco che scorre veloce, riesce a rielaborare alcuni concetti ormai datati del punk-rock e porta una ventata di aria fresca in questo panorama. che rischiava di puzzare di stantio.




13)Wild Beast: Smother (alt-pop)

La carica emotiva e il romanticismo presenti in questo disco lasciano sorpresi, senza fiato. Atmosfere soffuse in un' ambientazione minimalista, testi perfetti e citazioni in ogni dove. Disco che, ascolto dopo ascolto, cresce di intensità e aggiunge nuovi stimoli sonori.





12) The pain of begin pure at heart: Belong
(indie pop, shoegaze, dream pop)

L'elogio all'agrodolce. Sognanti sonorità shoegaze miste a testi malinconici, atmosfere ovattate e voce filtrata. Notevoli intrecci vocali misti a melodie dark-pop. Il tutto entrerà subito in circolo, senza che ve ne accorgiate.





11) Trail of Dead: Tao Of The Dead
(alternative rock, progressive rock)

Non è da tutti far diventare 'accessibile' un genere tanto ostico come il progressive, reinventandolo e contaminandolo con venature 'pop'. A differenza dei dischi precedenti la durata delle canzoni è diventata accessibile, il tutto è reso più scorrevole e leggero anche se si continua a percepire una tensione musicale in sottofondo; restano sempre intatti gli elementi che hanno caratterizzato la band dagli esordi, cioè le soluzioni geniali, gli improvvisi cambi ritmici e le progressioni che portano le canzoni ad esplodere velocemente.



10) Fleet Foxes: Helplessness Blues
( indie rock, folk rock, alternative rock)

Per apprezzare veramente questo disco bisogna essere nello stato d'animo giusto; non è presente infatti l'immediatezza che ha contraddistinto il disco precedente, qui le atmosfere sono dilatate e soffuse, i tempi estremamente lenti. Le musiche sono principalmente oniriche e sognanti, agli strumenti tradizionali si affiancano mandolini e organi, le melodie sono compatte e il tutto ben riuscito anche se può risultare un po' troppo ambizioso. Ho perso moltissimo tempo per capire il reale significato del disco ma, appena lo si coglie, può cambiarti qualcosa dentro.



9) Mastodon: The Hunter
(progressive metal, alternative metal)

Nel corso degli anni i Mastodon sono riusciti ad affrontare diversi generi musicali, sono passati dalla violenza sonora degli esordi all'elaborato progressive metal di "Crack the Skye", definendo uno stile e un'evoluzione del tutto unica. In questo caso invece vengono abbandonate completamente le violente cavalcate del passato, il growl profondo viene sostituito con una voce pulita e la durata delle canzoni viene ridimensionata, rendendo il disco meno elaborato ma sicuramente più accessibile.



8) The Battles: Gloss Drop (post rock, math rock)

C'è qualcosa di diverso in questo disco, sembra che quell'alchimia e quella spontaneità presente nel disco precedente sia ormai lontana, tutto sembra un po' forzato e il calcare la mano sempre sulle stesse soluzioni non certo aiuta. Il loro distinguibilissimo genere è sempre presente, sono ancora 10 anni davanti ai gruppi attuali e sono ancora al limite della follia, ma qualcosa è cambiato.




7) The Strokes: Angles (indie rock)

Quello che mi è sempre piaciuto negli Strokes è la freschezza delle chitarre ed il loro continuo intrecciarsi, le svariate fonti di inspirazione e lo stile 'Television oriented'. In questo lavoro il tutto viene arricchito da ritmi caraibici, dall'elettronica e da un tocco di '80 che non fa mai male. Anche se si è persa molta dell'incisività degli esordi e si mira verso lidi più pop, non mancano di certo gli elementi che li hanno resi tanto celebri, come i riff graffianti e le elaborate melodie.



6) Adele: 21 (pop, soul)

A volte il talento è vero, genuino. Eccezionale disco pop che sfiora diversi generi, dal soul al country e dallo swing al classico, lascia in bocca un amaro sapore malinconico e nostalgico. Niente è lasciato al caso, tutto è perfetto, dalle melodie scarne ma efficaci ai testi curati che, nel loro piccolo, lasciano sorpresi per l'immediatezza e per il buon gusto. Io tifo per te Adele, sgomina tutti quei rapper buzzurri e porta un po' di buon gusto nel mondo del pop commerciale, tutto il tuo successo è veramente meritato.



5) Yuck: Yuck (indie rock, shoegaze)

Questi Yuck sembrano avere studiato molto bene il sound e lo stile dei primi anni 90, J Mascis sarebbe orgolioso di loro. Rispolverano uno stile e un genere che era caduto nel dimenticatoio, provano a reinventarlo aggiungendo un po' di shoegaze e una sottile venatura di pop. Gli elementi 90' sono presenti più che mai, le linee melodiche sono bene definite e distinguibili; l'unica pecca è che tendono ad allungarsi troppo quando non dovrebbero, il che risulta a tratti noioso.



4) The Decemberists: The King Is Dead
(indie pop, folk rock)

L'occhialuto Colin Meloy veste i panni di un abile menestrello e ci racconta, attraverso rilassate melodie folk, placide storie da focolare e riesce a far emergere uno spirito bucolico, agreste. La sua voce vellutata si amalgama perfettamente sia sulle elaborate melodie folk sia sulle scarne ballate presenti nel disco, ci rilassa e ci fa sognare. Rispetto al disco precedente si vira più verso schemi più semplici ma efficaci, si abbandonano quasi del tutto le complesse trame melodiche e ci si dedica molto di più all'immediatezza e all'orecchiabilità.



3) Mogwai: Hardcore Will Never Die, But You Will
(alternative rock, post rock)

Ci sono gruppi su cui metterei la mano sul fuoco, acquisterei a scatola chiusa i nuovi dischi e andrei a tutti i loro concerti; sicuramente i Mogwai sono uno di questi gruppi, loro che non sbagliano un colpo, che riescono sempre a farmi viaggiare e ad emozionare. Riescono a reinventare un genere ormai datato in modo del tutto spontaneo e naturale, niente forzature, tutto scorre via tranquillo. Mettetevi comodi, il viaggio è molto intenso.



2) The Black Keys: El Camino
(alternative rock, blues, soul)

Un amore fatto di attese sfrenate e di canzoni cantate a squarciagola in macchina la notte, dischi distrutti e poi acquistati originali, non ne posso più fare a me. Il tutto da 10 anni a questa parte. In tutto questo tempo siete stati degli ottimi compagni di viaggio e degli amici fidati, mi avete alleggerito di parecchi dei miei pesi e mi siete stati vicino nei momenti difficili.



1) Wilco: The Whole Love
(indie rock, alternative rock, folk rock)

Se prendo in mano i periodi veramente importanti della mia vita questi hanno un unico fattore in comune: i Wilco. In questo capitolo vengono abbandonate le sofferenze interiori, ci si spoglia dei dolori passati e si è pronti ad affrontare una nuova sfida: quella dell'andare avanti con leggerezza ed allegria, dobbiamo dimenticarci dei dolori passati per poter affrontare quello che la vita ha ancora da proporci. In fondo tutti noi abbiamo bisogno di questo, bisogna smettere di essere vittime del passato. Disco che ti lascia incantato e sognante, ti lascia un'emozione nel cuore e con un leggero senso di allegria che ti pervade l'anima.