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lunedì 20 gennaio 2014

The Third Eye Center - Belle and Sebastian



Il 2013 ha visto il ritorno di Stuart Murdoch e compagni sulla scena, a 3 anni di distanza dall’ultima fatica Write About Love, che nonostante il successo di vendite sembrava aver smorzato sia gli ardori dei fan di lunga data che le pulsioni giovanilistiche Jeepsteriane della band di Glasgow, che sì erano state messe in riga dalla Rough Trade già dal 2003 (anno di Dear Catastrophe Waitress) ma che con l’ultimo album di inediti sembravano ormai un ricordo lontano.

L’album The Third Eye Centre, pubblicato dalla Rough Trade, si configura come una compilation che raccoglie B-Side (Love on The March, I Took a Long Hard Hook, Heaven in the Afternoon, Stop Look and Listen e altri), bonus tracks (Suicide Girl, Last Trip, Blue Eyes of a Millionaire), versioni riarrangiate di pezzi già presenti nel repertorio dei B&S (I’m a Cuckoo, Your Cover’s Blown, I Didn’t see it Coming), e outtakes da EP (Your Secrets, I Didn’t see it Coming).

Tra le tracce a mio avviso notevoli troviamo:
  • la seconda traccia, una bonus track di Write About Love: Suicide Girl. Il pezzo preferito per chi scrive. Suicide Girl è un vero e proprio documento d’identità di B&S dove è ben evidente l’età raggiunta dal gruppo. Ci si trovano infatti le melodie più tipiche, un ritmo accattivante e sezioni armoniche che se da una parte hanno il marchio di fabbrica B&S, dall’altra riescono, meglio di qualunque altro brano dell’album del 2010, a sintetizzare il sound originario della band con i risultati della loro evoluzione. Bello bello.
  • Last Trip, anch’esso bonus track di Write About Love, pezzo molto più "old-B&S-style" rispetto al precedente. Leggermente riarrangiato rispetto alla prima versione.
  • Il riarrangiamento di Your Cover’s Blown, con sonorità elettroniche quasi new-wave. A parere di chi scrive, molto più accattivante della versione originale.
  • The Eighth Station of the Cross Kebab House, che è così ‘brit’ da farvi venire voglia di fish ‘n’ chips
  • Meat and Potatoes, una ballata leggera, delicata ma allo stesso tempo coinvolgente e con una linea di basso molto 70’s.
  • The Life Pursuit, che insieme al precedente citato faceva parte del singolo (versione CD) di Blues are Still Blue, pezzo tagliente, veloce e con le stesse caratteristiche della linea di basso di Meat and Potatoes,

The Third Eye Centre è la seconda retrospettiva per i B&S, che esce 8 anni dopo la prima, ovvero Push Barman to Open Old Wounds, una fantastica raccolta di EP e singoli usciti per la Jeepster. 

The Third Eye Center raccoglie invece materiale uscito per la Rough Trade, e per i fan di lunga data dei B&S è interessantissimo procedere all’ascolto delle due compilation uno dopo l’altro in progressione temporale. 
Ascoltando i B&S da almeno 10 anni, sono sempre stato dell’idea che il cambio di etichetta abbia conciso con un netto cambio di sonorità, come se Murdoch&soci avessero cambiato qualcosa nella formula magica delle loro melodie, ritmi e armonie. 
Ascoltando le due compilation una dietro l’altra (prima Push poi Third Eye) ho invece avuto modo di ricredermi: B&S non sono cambiati di una virgola, sono semplicemente ‘diventati adulti’ senza rinnegare la loro infanzia e la loro adolescenza.

Se Blender Magazine descriveva Push Barman to Open Old Wounds come "...una collezione di 25 affascinanti storie di ragazze timide che fanno le loro prime esperienze con la fotografia e di ragazzi bibliofili che fanno le loro prime esperienze con le ragazze timide", possiamo ben dire, proseguendo sulla stessa linea, che le affascinanti storie di The Third Eye Centre ci mostrano gli stessi personaggi di prima, ma stavolta alle prese con tematiche e problemi dell'età adulta; meno affascinanti forse, ma più concrete e succose, anche e soprattutto dal punto di vista del sound.

Per concludere, mentre scrivevo queste righe, il buon vecchio Prince Faster mi ha dato una bellissima notizia: Stuart Murdoch in un'intervista ha lasciato trapelare che Belle & Sebastian sono già in studio per registrare il loro nuovo album di inediti, previsto in uscita entro la fine della primavera 2014. Stay tuned!


Voto: 8

giovedì 20 dicembre 2012

...A toys orchestra

Penso sia buona l'occasione per consigliare, stavolta, non un disco ma una discografia (o quasi).
Nell'occasione del natale, potreste regalare o regalarvi qualche produzione di questo gruppo: per stupire e per stupirsi. Ma bisogna avere un minimo di gusto: non è chiaramente regalo adatto a tutti.
Faccio un tributo più lungo di un disco, ma più breve di una discografia, anche perchè questo complesso è di Agropoli, provincia di Salerno. E dal sound e dalle parole, dal gusto, si direbbero internazionali.

Job (2001)


Direi decisamente un disco per avvicinarsi al gruppo. Un debutto in piena regola, con discontinuità sia nella produzione che nella composizione. Eppure tante idee, tanto potenziale e già tante canzoni splendidamente indispensabili. Ho notato che almeno 3 canzoni sono state messe in tracklist per fare numero dato che sanno di "avanzi" da cantina-sala-prove. Eppure in questo disco sentiamo la Seattle di inizio anni '90, un'influenza anni '70, un'elettronica fantasiosa e ben congegnata, Ennio Morricone è onnipresente; testi e melodie molto ricercati e affatto banali.

Voto: 8,5


Cuckoo Boohoo
how to heal your broken hearts/the breakup repair kit
(2004)



Ho voluto riportare il sottotitolo intorno all'buco centrale del cd.
Già questo suggerisce un disco molto molto intimo, il meglio riuscito su questo stile.
A 3 anni da job, i nostri trovano una coerenza e una dolcezza maggiore. Aumenta e si stabilizza la qualità della produzione. Probabilmente il loro capolavoro introspettivo.
Arrivano i primi videoclip (Peter Pan syndrome), le canzoni strappacuore dove l'influenza degli Eels è stata metabolizzata in una maniera che li rende addirittura superiori ai maestri, a mio gusto. Sto parlando di "Hengie: queen of the border line". Altro pezzo imperdibile: "Elephant man".
Su questo album il sound è più "classico" ma l'elettronica non manca; grande uso di pianoforte.
Produzione buona; livelli troppo alti nel mastering portano al clipping in alcuni tratti.

Voto: 9



Salto cronologico di due album ed un EP, approdiamo a

Midnight (R)Evolution (2011)




Quà il sound si modernizza ma non abbandona le radici. I nostri adottano il concept-album, sul sociale chiaramente. La copertina, splendida, dice tutto. Il lavoro fotografico per booklet del disco, ne rende obbligatorio l'acquisto. Tutto sommato ben prodotto.
Lascio a voi ogni altro giudizio, i capolavori: Aphelion e You can't stop me now
Altri pezzi consigliati: Noir Dance, Lotus, Nightmare City ecc...

Voto: 9


Da Lince un laicissimo buone feste a tutti!

mercoledì 30 marzo 2011

Pavement: Crooked Rain Crooked Rain

1994, Indie Rock - Voto: 9/10
Ascoltando le ultime uscite indie 2011 mi vengono in mente loro.
Perchè si parla quando non si ha niente da dire?
Fanculo alle nuove uscite, metto su i Pavement, loro si che erano perfetti nella loro voluta imperfezione.

giovedì 17 marzo 2011

The Rapture: Echoes

2003 - Indie rock, Dance, Post Punk (?) - Voto: 8,5/10
Quando tutto si sgretola mi vien voglia di ballare.

sabato 1 gennaio 2011

Bloc Party: Silent alarm

2005, Indie Rock - Voto 8/10
Atmosfere rarefatte, metriche pseudo-pop e ritmi serrati.

giovedì 9 dicembre 2010

Kings Of Convenience: Quiet is the new loud



A ben intendere il senso (implicito) del blog è consigliarci un album ogni tanto, bello ma sconosciuto quanto basta per non comparire nelle top di itunes o chissà quale sputtanata classifica! Però, però, però... Questo che vi propongo è uno di quei pochi album che, parlandone fra amici, direi "ancora non ce l'hai? Perchè non ti spari?". Insomma, tolte le uscite più recenti, commerciali e corredate da vari videoclip, tolti i vari remix che hanno portato sotto i riflettori i nostri (concedetemi) dIRE sTRAITS norvegesi, rilassatevi e scaldate l'ambiente con questo CAPOLAVORO... Fra i dischi migliori del decennio che stiamo salutando!
Il genere è "indie", principalmente suonato dal duo con chitarre classiche e acustiche.
Il disco parte a tutto pathos con la ballata, Winning a Battle, Losing a War: commovente.
Il vertice di tutto questo viene raggiunto da quella che secondo me è la perla indiscussa del disco, I Don't Know What I Can Save You From.
Testi introspettivi, sentimentali, su incantevoli tappeti acustici e intrecci vocali melodici.

Voto: 9-
i brani consigliati sono sopra menzionati (traccia 1 e 3) e da soli valgono l'intero album. Ho dato un 9- per la discontinuità della qualità all'interno del disco, ma del resto lampi di genio come le due hit quì contenute, non sono certo uno standard :)
quindi non vi resta altro che farvi un'idea!

gusto, attitudine: anti rock 'n' roll

mercoledì 8 settembre 2010

Two Door Cinema Club: Tourist History

2010: ElectroPop, Indie Pop, Indie Rock -Voto 7/10
"Pop" e "Indie "mica sono delle parolacce!

lunedì 7 giugno 2010

Le Luci della Centrale Elettrica: Canzoni da Spiaggia Deturpata

2008-Indie Rock- Voto 8/10
Malessere individuale, urlato, bisbigliato, sentito.