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martedì 18 febbraio 2014

Believer: dal Thrash Metal al Progressive (in nome del Signore!)

*consigliami un gruppo!*
A chi mi conosce potrà sembrare strano che io consigli una band d'ispirazione cristiana, ma abbiate fiducia: la musica che andrò a descrivere merita attenzione al di là delle tematiche, per come è suonata e per come gli argomenti sono esplorati e resi all'ascoltatore.

(parentesi autobiografica
Ho anche molti preziosi ricordi legati a questo gruppo, ero un 18enne che voleva solo comporre thrash metal e avevo in questo intento, maturato un sogno a metà con una persona speciale, tant'è che da quando è scomparsa non ho più trovato qualcuno che mi stimolasse a portare avanti quel sogno. 
Dopo aver ascoltato i Sepultura di Beneath the remains e Arise, i Metallica di And Justice for all, a 16 anni, mi sono votato anima e corpo al genere, per anni. Insieme a "Dirt" e "Facelift" degli Alice in Chains, "Bonded by blood" degli Exodus, "Altars of Madness" e "Blessed are the sick" dei Morbid Angel, "Sanity Obscure" (specialmente) e "Extraction from mortality" dei Believer completai le mie influenze per iniziare un viaggio all'interno del sound che volevo, un viaggio tragicamente interrotto troppo presto e proprio sul più bello. 
Dedico questa recensione a Stefano, indimenticato.
fine parentesi autobiografica).


Diavolo VS acqua santa

Questa band fa breccia specialmente per le intenzioni, il cuore, le scelte stilistiche, il coraggio: perché si, al tempo ci voleva più coraggio e faccia tosta a presentarsi come "metallari evangelici" che cavalcare l'onda anticristiana/satanista, che imperversava a fine anni '80, fatta di cartucciere e pentacoli nel nord-europa, e di caproni e squartamenti nella famigerata Bay Area californiana.
E poi effettivamente ci vuole un bel fegato nel restare lucidi nella propria sofferenza esistenziale, all'interno delle crisi di valori generazionali, restare lì e provare a farsi un'idea.
Paradossalmente la lezione dei Believer sta proprio in questo: mettersi in gioco. Sia nel presentarsi a una giovane età a un pubblico altrettanto giovane, che si aspetta sesso, droga e rock'n'roll (penso alle critiche agli Anthrax dopo Among the living) sia nell'insegnare loro che si può essere sé stessi anche quando il bisogno di appartenenza spinge verso l'aggregato sociale (il metallaro, il discomane, il cristiano, il glamster, il punk) che per definizione è rigido, se non addirittura "dogmatico". Ed è proprio questo ultimo caso che interessa di più i Believer, specie perchè contrasta fortemente con "il metallaro", figura all'epoca solennemente stigmatizzata dal credente medio.

Una curiosità: questo dominio esiste da un secolo e costituisce una grande risorsa sul metal http://www.nolifetilmetal.com/believer.htm .
Curato da un vero appassionato, quando internet iniziava a giungere in città era l'unica vera risorsa su molti gruppi non proprio "mainstream" insieme a Maximus Metallus.
L'improvvisato webmaster era "caduto" in uno di quei movimenti cristiani super-super che gli lavarono il cervello a tal punto da fargli dar via in tronco TUTTA la sua collezione di album rock (molti dei quali - sigh - in vinile). Per fortuna poi si è ripreso, trovando una "via di fede più bilanciata" se non ricordo male... a voi i commenti...

Believer: Extraction from mortality (1989)



Il duo Kurt Bachman-Joey Daub, entrambe intenti a suonare rispettivamente chitarra e batteria fin dalla più tenera età, inizia la propria avventura discografica così: il disco è un muro sonoro, dritto in faccia, punto.
Così parte, così finisce e sta bene così (non aspettatevi altro qui). Si parla di duo in quanto come vedremo si avvicenderanno diversi musicisti, ma il cuore e la firma dei Believer proviene dai testi e dalla voce di K. Bachman e dalla furia batteristica di J.Daub. Qui assistiamo a un thrash piuttosto scarno, che non aggiunge troppo a quanto già detto fino ad allora in tema, da altre band più famose (vile hypocrisy, not even one). Da notare che il cantante VOMITA, non canta! E ciò è maledettamente un bene! Spiccano le chitarre accordate più basse di come era in voga. Se si dà un'occhiata ai testi possiamo trovare ispirazioni bibliche come nota a margine di tutti i pezzi. Originale, per il genere, non c'è dubbio. La violenza sonora è omicida, la velocità arriva a bpm che sfiorano il grind più sociopatico in "blemished sacrifices".
La title-track è una perla evangelica, ornata di archi nella intro, che sentenzia "non conformarti al male, conformati a Dio, O MUORI". Le argomentazioni sono ancora acerbe e tagliate con l'ascia, ma parliamo comunque di giovani al debutto, che ne escono a mio parere a testa più che alta, con un disco che trascina ma che potrebbe annoiare i più. Ascoltate "Stress" e rimanete stupiti del già emergente bisogno eclettico d'espressione dei giovani, che strizza molto l'occhio agli Anthrax di State of Euphoria, aggiungendo dei break molto in stile Police.

Avrebbe meritato una registrazione più clemente, specie per valorizzare la batteria.

Voto: 8


Believer: Sanity Obscure (1990)



L'anno successivo ci porta la seconda fatica discografica dei nostri bravi ragazzi thrashettoni.
Qui i nostri giocano di più col sound, parimenti violento ma più oscuro e dissonante: cosa c'è di peggio che l'inferno espresso da chi lo rifugge? Si aggiungono più cambi di tempo, più stop & go, migliora la prova gastrico-vocale di Kurt e quelle che erano solo ispirazioni, divengono vere e proprie citazioni, spesso parlate, dai testi sacri. E tutto questo cambiamento è chiaro fin dai primi cazzutissimi momenti del lato A.
Vengono sperimentati arpeggi e groove in "Nonpoint". Il tema della droga, viene affrontato in modo un po' parodistico a mio avviso, in "Stop the madness" che se non altro verrà inserita in un singolo di promozione radiofonica insieme alla cover degli U2 "Like a song" presente anche a chiusura di questo album.
Veniamo alla perla incontrastata che stacca nettamente tutte le altre canzoni, su tutti i parametri:
DIES IRAE (Day of wrath). Qui ancora più archi, che però restano durante tutta la canzone, oltre che nella stupenda intro. Probabilmente seminale questo brano per il "metal sinfonico", a maggior ragione per l'aggiunta di una soprano che canta in LATINO.
Vi farà scapocciare, fino a sanguinare dal naso, è di quelle canzoni che ascolteresti tutto il giorno.

La registrazione è leggermente migliore del precedente, così come il disco nel suo complesso, pur non distaccandosi troppo (a livello cronologico e quindi anche compositivo) dal precedente LP. Comunque un disco che - doverosamente contestualizzando - rispetto ai pietosi canoni di registrazione moderni, suona!

Voto: 8,5 (darei anche di più per motivi affettivi)


Believer: Dimensions (1993)



Approdiamo al 1993,
la mia "dolce metà" musicale adorava in particolare questo album, e come dargli torto?
Questa produzione a distanza di 3 anni risulta molto più credibile dei precedenti lavori. Viene introdotta una registrazione meno impastata. Migliora un po' tutto nel complesso, anche se è più opportuno parlare di "sterzata" verso un "techno-thrash" che sfocia nel progressive e nel sinfonico. Presenti anche qui orchestra e soprano. Grande miglioramento dei testi, dall'umore ancora più introspettivo. Perchè parlo di credibilità? Per l'apertura meno dogmatica dei testi rispetto al passato. Restano le citazioni e le ispirazioni alla bibbia, ma non solo, si aggiungono trattati di psicoanalisi, teologici, esistenziali (date un'occhiata al testo di Dimentia, una delle perle che segnalo). Tempi dispari, controtempi, dissonanze, suoni e umori (dis)turbati, corde che esprimono un profondo tormento, la visione di possibili altre, ignote, "Dimensioni". Eppure nulla mi pare mai eccessivo in questo disco.
No apology è uno dei pezzi più thrash, pur non restando canonicamente "thrash": è convulsa e da bene l'idea della complessa "ricerca" spirituale coerente e sincera che ferve in Kurt.
La trilogia sinfonica finale, narra la storia biblica di Cristo.
Un capolavoro, a tratti forse ostico e ossessivo per i più, una manna dal cielo per me.

Di dischi e band ingiustamente sottovalutate, ce ne sono tante. Chi ha interpretato il techno-thrash: Dark Angel - Time does not heal, col grande Gene Hoglan dietro le pelli, gli Holy Moses con New Machine of Liechtenstein; chi si è nascosto un po' nelle imitazioni (Laaz Rockit - Nothing'$ $acred somiglia ai Testament, Paradox - Heresy sono i Metallica teutonici); ma questo album, costituisce qualcosa di indiscutibilmente seminale per il tempo, a mio avviso.

Voto: 9


Separazione e ritorno

La band si scioglie nel 1994.
Nel 2005 il duo Bachman-Daub annuncia l'attesa per la ricostituzione della band.
Il 2006 segna l'anno del ritorno in studio, con nuovi musicisti schierati.
Nel 2009, con ben 2 anni di ritardo rispetto a quanto annunciato, la band pubblica il quarto LP di inediti.

Believer: Gabriel (2009)



Cosa aspettarsi dopo 11 anni lontani dalle scene? Di Kurt non si sa molto, mentre Joey ha continuato a suonare nei Fountain of Tears. Ebbene uno dei pochi ritorni davvero ben riusciti. Sono stato abituato a grandi cose nelle reunion thrash dopo molti anni di silenzio (si veda Tempo of the damned degli Exodus). Per la direzione intrapresa già dalla band verso la metà degli anni '90, non viene immediato urlare al "miracolo": bisogna secondo me guardare a questo album come un banco di prova per il ritorno. Un riassunto del passato dei Believer condensato in un "encore", un bis per dire "siamo quì, sappiamo fare metal emozionandovi, e non abbiamo dimenticato le nostre ricette più riuscite".
Ciononostante, ascolto dopo ascolto, mi scopro a innamorarmi di questo album, che non aggiunge troppo al passato, rimoderna il sound con scelte opinabili (leggi moderne) e lascia trasparire un Kurt più aperto, meno esplicitamente dogmatico, genuinamente poetico a tratti.
Proprio per non averlo ascoltato troppo, evito di indicare un voto.

Le opinioni di chi leggerà, di chi ascolterà, saranno come sempre preziose.
Buon ascolto, alla prossima!

giovedì 20 dicembre 2012

...A toys orchestra

Penso sia buona l'occasione per consigliare, stavolta, non un disco ma una discografia (o quasi).
Nell'occasione del natale, potreste regalare o regalarvi qualche produzione di questo gruppo: per stupire e per stupirsi. Ma bisogna avere un minimo di gusto: non è chiaramente regalo adatto a tutti.
Faccio un tributo più lungo di un disco, ma più breve di una discografia, anche perchè questo complesso è di Agropoli, provincia di Salerno. E dal sound e dalle parole, dal gusto, si direbbero internazionali.

Job (2001)


Direi decisamente un disco per avvicinarsi al gruppo. Un debutto in piena regola, con discontinuità sia nella produzione che nella composizione. Eppure tante idee, tanto potenziale e già tante canzoni splendidamente indispensabili. Ho notato che almeno 3 canzoni sono state messe in tracklist per fare numero dato che sanno di "avanzi" da cantina-sala-prove. Eppure in questo disco sentiamo la Seattle di inizio anni '90, un'influenza anni '70, un'elettronica fantasiosa e ben congegnata, Ennio Morricone è onnipresente; testi e melodie molto ricercati e affatto banali.

Voto: 8,5


Cuckoo Boohoo
how to heal your broken hearts/the breakup repair kit
(2004)



Ho voluto riportare il sottotitolo intorno all'buco centrale del cd.
Già questo suggerisce un disco molto molto intimo, il meglio riuscito su questo stile.
A 3 anni da job, i nostri trovano una coerenza e una dolcezza maggiore. Aumenta e si stabilizza la qualità della produzione. Probabilmente il loro capolavoro introspettivo.
Arrivano i primi videoclip (Peter Pan syndrome), le canzoni strappacuore dove l'influenza degli Eels è stata metabolizzata in una maniera che li rende addirittura superiori ai maestri, a mio gusto. Sto parlando di "Hengie: queen of the border line". Altro pezzo imperdibile: "Elephant man".
Su questo album il sound è più "classico" ma l'elettronica non manca; grande uso di pianoforte.
Produzione buona; livelli troppo alti nel mastering portano al clipping in alcuni tratti.

Voto: 9



Salto cronologico di due album ed un EP, approdiamo a

Midnight (R)Evolution (2011)




Quà il sound si modernizza ma non abbandona le radici. I nostri adottano il concept-album, sul sociale chiaramente. La copertina, splendida, dice tutto. Il lavoro fotografico per booklet del disco, ne rende obbligatorio l'acquisto. Tutto sommato ben prodotto.
Lascio a voi ogni altro giudizio, i capolavori: Aphelion e You can't stop me now
Altri pezzi consigliati: Noir Dance, Lotus, Nightmare City ecc...

Voto: 9


Da Lince un laicissimo buone feste a tutti!

mercoledì 5 dicembre 2012

Winger: IV


1993, i Winger pubblicano Pull 
2006, viene dato alle stampe IV

Se c'è una regola che ho imparato è che un album di ritorno dopo 13 anni, è stracarico di nuove idee e tanto tanto pathos. Altrimenti che ragione ci sarebbe di pubblicare un disco dopo 13 anni? Perchè non dopo 3-5 anni? Kip Winger si sveglia una mattina ed ha in mente il disco, ecco perchè!
Una moderna Rock Opera dedicata ai marines americani, dai quali i Winger hanno ricevuto anche una targa di ringraziamento.

La copertina è disegnata da Ethan Van Sciver, artista DC Comics.

Le chitarre sono più scure che in passato, l'atmosfera è carica di angoscia, i suoni suggeriscono una gabbia di cielo notturno, con la luna unica guida dei soldati. Ma è solo una mia suggestione. 
E' certamente interessante notare le sperimentazioni introdotte da questa ambiziosa band: su 
"Four Leaf Clover" possiamo sentire un arpeggio ostinato che comprende 3 corde a vuoto accordate identiche. 
La jam alla fine di "Generica". L'arpeggio di basso che guida "Blue suede shoes" con le chitarre acustiche reversate e la voce col flanger... E' impossibile non apprezzare questo disco.

I testi sono animati da un'angosciata speranza: i soldati guardano in direzione di casa ma no, non è finita. 
Il dovere è dovere; l'onore è dovere, anche se è dura. 
"Put on my blue suede shoes.  Don't you know someone you'd die for?"

"Four leaf clover" da il senso di quanto sia dura affrontare il fatto che lei ti "sta illudendo solo per tenerti vivo, ma il telefono squilla e lei non c'è. Mi spacciano prozac, ma non c'è cura per un addio".

Il flow di "Disappear" è semplicemente impareggiabile, come non notare il riff iniziale monocorde fortemente distorto? Tastiere al posto giusto e mai invadenti, testi massimi: 

Gone in the sweet abyss
I will cease to exist
disappear in your love
Lost in your holy bliss
Your everlasting kiss
disappear in your love

Le carezze iniziali sulle corde, elettriche, il riff che introduce la batteria di "Can't take it back"...


Sebbene giusto due canzoni spezzano un po' il livello del disco, di certo non rovinano e non sono di troppo, quindi decido per il massimo dei voti anche per le intenzioni ed i concetti; e per il sound.


Un capolavoro Hard Rock, firmato Winger.


Brani consigliati: ne ho nominati tanti, aggiungerci "M16" e "On a day like today" sarebbe quasi nominare ogni traccia...

Colore: cobalto spento

Voto: 10




mercoledì 28 novembre 2012

The Cure: Acoustic Hits


I Cure. O almeno un loro condensato, acustico datato 2001.
Il doppio Greatest Hits include due dischi, con la stessa tracklist: una raccolta delle versioni originali studio dei brani più famosi, l'altro è Acoustic Hits.
Semplicemente immensi. Ho trovato veramente superbi gli arrangiamenti, specialmente la batteria molto presente; tutto il resto, è al posto giusto. Il sound, sublime. Ascoltare per credere

Simone (spesso ubriaco) sostiene che "acustico anche le canzoni più tristi sono allegre".
Grazie.

Tracce consigliate: praticamente tutte. The walk la trovo futile, ma nella versione originale è anche peggio.


Voto: 9,5

lunedì 1 ottobre 2012

Dark Tranquillity: Mind's I



La quasi totalità dei gruppi venuti dopo, sono niente. Gruppo ineguagliabile soprattutto in questo disco e nel precedente "The Gallery". 
Vi consiglio però "The Mind's I" in quanto è un amore più recente per me.

inutile classificare, provate solo ad ascoltare e lasciatevi semplicemente trascinare fino a fine disco.

segnalo inoltre questo in quanto colpisce la qualità di produzione, senz'altro la migliore della loro discografia.

Brani consigliati: se al settimo brano non siete innamorati, cambiate disco.

Voto: 9,5

martedì 10 aprile 2012

Eels: Beautiful Freak

"Perhaps if I hadn't referred to her as a 'freak' she'd still be my girlfriend"




Non trovo le giuste parole per definire questo album. Così come mi è impossibile dare un voto ad
una creazione che fa perdere ogni facoltà, ricordandomi che tutto è arbitrario, facendomi abbandonare ogni sentiero che il mio istinto abbia mai seguito in fatto di musica, cambiando di fatto il modo e il senso di "sentire", non-solo-ascoltare. Un disco che apprezzo ad ogni ascolto di più. 
Non mi sono mai dato particolare pena di leggere i testi, di fare quella dietrologia di metainformazioni esagerata che uso fare. Bellissimo mostro credo rifletta parecchio la particolare personalità del cantante, che da l'idea di vedere il mondo attraverso un mal di vivere di base , anche nei momenti più spensierati.
Un bel disco rock alternativo, che fa mostra di un gusto nostalgico lo-fi, certamente da ascoltare tutto. A voler stringere se devo indicare dei "teaser" direi "Novocaine for the soul", "Not ready yet", "Susan's house"

Voto: 8,5


venerdì 17 febbraio 2012

Ladies and Gentlemen, Simon & Garfunkel

Proverò a dare senso compiuto allo stato di grazia che provo in questo momento nell'ascoltare questi due dischi, i quali per me sono "quelli che contano di Simon & Garfunkel".


Wednesday Morning, 3 A.M. (Recorded March 10–31, 1964)



Una soffiata sui solchi, la puntina sul bordo, l'alzabraccio cede, *thumpf*
giunti al bordo dell'etichetta, si dimentica quasi di essere su quello stesso pianeta in cui nel 1964 Paul Simon e Art Garfunkel hanno concepito un lato A di una dolcezza ormai perduta in solo mezzo secolo.
Insomma dov'è finito lo spread, il credit crunch, le bancherotte? shhh meglio così...

IL LATO A fra tutti i lati a, semplicemente il più dolce del mondo.

Anche a nome dei Kings of Convenience: GRAZIE



The Concert in Central Park (19 sept. 1981)


Signore e signori "Simon & Garfunkel", così il sindaco di New York introduce Paul e Art.
Mica male eh?



Si comincia ballando su Mrs. Robinson (devo vederlo IL LAUREATO prima o poi, forse stasera)
Provate voi a non sognare l' "America", dopo "Homeward Bound".
Salutate vostra moglie, per andare via per un po' giusto per riflettere sul tempo che è passato, con "Still crazy after all these years".
Fermarsi un istante alla "Scarborough Fair" a rimanere incantati nel ricordo della spensieratezza nel "cortile di scuola con Julio", poco prima di imboccare il "ponte su acque tumultuose" che conduce all'oscurità, vecchia amica e confidente...
L'età adulta, è giunta.

Setlist fantastica. Live ETERNO.

-

Voti: cum laude

mercoledì 26 ottobre 2011

Counting Crows: Recovering The Satellites [edit]

Ed eccomi quì, dopo un lungo periodo di concentrazione sul mio lavoro, con un nuovo consiglio che spero apprezzerete. Per chi si avvicina la prima volta alla band, consiglio il precedente "August and everything after" a cui darei un voto più alto.
Oggi però vi consiglio il sequel targato 1996: Recovering the satellites.



Personalmente in questo album ho trovato sonorità fresche e originali, soprattutto per quanto riguarda le chitarre. Il livello è alto anche se, oso dire come al solito, i CC sul lato B tendono sempre un po' al prolisso. I brani che più vi consiglio per farvi subito l'idea dell'album, sono in ordine di scaletta: Angels of the silences, Goodnight Elisabeth, Children in bloom.
Divertente notare che Goodnight Elisabeth assomiglia nelle progressioni a qualcosa che ho sentito suonare ai chitarristi di Ligabue e la finale "Walkaways" ci potete cantare sopra "una vita da mediano".
Tsè, complimenti all'originalità di Poggipollini e Mel Previte! Ve piacciono i CC, li mortacci vostra! ihihihih

Ma, scherzi a parte, complimenti ai Counting Crows!

Credo che la particolarità di questa band, per quanto ho sentito finora, sia quella di riuscire a vincere al "Pictionary musicale: disegna il concetto di profondità" tramite le semplici melodie che si districano via via che l'album scorre.
Cruciale il contributo alla scrittura dei pezzi da parte del cantante, un po' meno buona la sua performance strettamente tecnica, ma comunque un album più che godibile.
La qualità di produzione non è delle peggiori.

Voto: 8,5 10 (motivi affettivi)

Genere: alternative rock, con venature post grunge condite dalla simpatia e "profonda semplicità" del frontman con contorno di dreadlocks

domenica 3 luglio 2011

Trettioåriga Kriget: Krigssång

Rieccomi dopo un bel po' di silenzio a consigliarvi un disco che penso da tempo di consigliare.



Si tratta del secondo album di un gruppo progressive formato a Stoccolma nel 1970 (età media in quel periodo: 17 anni).
Il nome del gruppo vuol dire "Guerra dei Trent'anni" e l'album si intitola "Canzone di guerra" o inno di battaglia o che cazzaccio ne so...
Se dovessi descrivere in due parole il disco, direi "freschezza e originalità". Davvero l'ennesimo disco inaspettato dell'universo prog degli anni 70! Un disco che resiste la prova del tempo, trascina e non annoia, suona bene ed è anche divertente etichettarne ogni due minuti questa o quell'altra contaminazione da gruppi inglesi ben più noti. Io per esempio ci sento moltissimo gli Yes e qualche accenno di King Crimson e Genesis. Il che è incredibile visto che siamo mooolto più a nord!

Voto: 8,5

Non consiglio questo o quel brano: è tutto da ascoltare e scoprire...

lunedì 23 maggio 2011

Therapy?: Troublegum

Eccomi di nuovo con un disco che voglio consigliare ormai da tempo: Troublegum dei "Therapy?".



Questa band, è opinione comune che spazi dal punk al metal alternativo, spesso con un gusto industrial (aggiungo io).
Per quanto spiluccato finora nella loro discografia questo mi è parso il lavoro più riuscito o se non altro quello che attira di più per l'immediatezza ma è facile che un loro die hard fan mi smentisca come niente!
Quello che attira a parte i testi abbastanza fuori di testa, è il sound, la produzione del disco, le soluzioni di chitarra e batteria semplici, pulite e molto orecchiabili. Davvero un risultato interessante la fusione delle attitudini punk e metal ma non soffermatevi al genere, ascoltate Die Laughing, Nowhere, Turn, Stop it you're killing me e vi renderete conto...
la voce è sporca ma intonata e funzionale al genere. Grandissima attitudine e originalità da questo trio nord irlandese.
Questa potrebbe essere la storia della mia e di molte altre vite...

Heaven kicked you out
You wouldn't wear a tie
Staring at some pictures by yourself
At something that you want to have but will never get

Going nowhere
[...]

You get drunk every night
You can't get drunk on life
Shouting at the world you'll never change
But it's what's inside you've got to rearrange

Going nowhere
Going nowhere
Going nowhere
Going nowhere


Voto: 9-

domenica 24 aprile 2011

2 perle: 1 storia



Mother Love Bone

Seattle di fine anni 80 era un vulcano che ribolliva follia.. Dai Green River nacquero nell'88 i Mother Love Bone: il seme del grunge era stato piantato. 89: esce l'ep "Shine", 1990: Andrew Wood muore in overdose poco prima che sia dato alle stampe Apple.
Per quanto Jeff Ament e Stone Gossard abbiano militato dapprima nei Green River, in seguito nei Mother Love Bone ed infine nei Pearl Jam, è solo quando penso ai Mother Love Bone che penso agli albori del vero grunge. A torto, se si ascoltano i Green River.
Resta che per me, i Mother Love Bone SONO Andrew Wood.
Il genio e il dolore. Quel suo selvaggio, sexy stile di vita a metà fra attitudine punk e gusto glam, veniva inciso nota per nota nelle canzoni dei MLB. Nella metafora della candela, egli bruciò dai almeno 3 punti. E' così che si è consacrata una rockstar, che muore prima di rilasciare il suo primo, unico, immortale album.
L'album che vi consiglio è titolato omonimamente: uscito nel 1992, è una raccolta che include il primo Ep e il primo album.
Non lo classificherei nè come propriamente grunge, nè come propriamente hard rock. Semplicemente se si inquadra Andrew, si inquadra lo stile della sua musica: glam decadente sopra un hard rock in pieno Seattle sound.

Non aggiungo altro che i brani che vi consiglio, in ordine di scaletta: This is Shangrila, Stardog Champion, Man of golden words, Capricorn Sister, Gentle Groove

Voto: 9,5



Così dalle ceneri dei Mother Love Bone un certo Eddie Vedder creò tali Pearl Jam... In una Seattle (e forse non solo) molto scossa per la perdita di Andrew Wood e quindi dei MLB, Chris Cornell creò un gruppo-progetto come tributo del suo compagno di stanza Andrew: I Temple Of The Dog.


Il nome è preso dalla canzone consigliata precedentemente: Man of Golden Words. C'erano i componenti restanti dei MLB, c'era il batterista e Chris dei Soundgarden, infine il futuro chitarrista dei Pearl Jam, McCready. Ne consegue un VERO capolavoro, forse uno dei pochi lavori riusciti all'altezza di un supergruppo. E' solo questione d'anima, che tragicamente non poteva mancare quì. Siamo quì più sul grunge, ma trasognato, etereo, così diverso...unico.
Parlo di: Say hello 2 heaven, Reach down, Hunger strike ecc... anche quì disco omonimo

Voto: 10

il voto è affettivo perchè a questo disco associo un periodo delicatissimo e intenso della mia vita.
il mio consiglio è di ascoltare i due dischi contestualmente, non per forza tutti di un fiato, ma considerarli come due dischi collegati seppur diversi negli intenti e nello stile.

sabato 9 aprile 2011

Faust'o: Suicidio


Un disco molto originale, la cui title track è qualcosa che a me ha dato dipendenza...
Non saprei cosa scrivere, bisogna davvero ascoltarlo per capire! Il giovane Fausto Rossi esordisce nella musica con questo album dando prova di follia, genialità, originalità, gusto e cultura fuori dal comune.
Basta ascoltare Piccolo lord, Suicidio, Godi, Il mio sesso...
Tra l'altro un disco insaspettatamente ben prodotto e ben suonante
Voto: 8

giovedì 7 aprile 2011

The Connells: Ring


[EDIT]
Settantaquattro, settantacinque... Un gran bel disco dai fratelli Connell, forse un consiglio poco originale, ma per chi avesse solo ascoltato il singolo strafamosissimo, provi ad ascoltare anche il resto del disco. Unica pecca: troppe tracce e quindi una qualità un pochino discontinua a mio parere. Brani consigliati, che brillano un pochino di più: '74-'75, Find out, Spiral e altri ancora (scopriteli!)

Voto: 8+

mercoledì 23 febbraio 2011

Hammerbox: Numb



quarantadue minuti che scorreranno bene, come ogni volta che apro la sleeve del 33 giri e sento idealmente il profumo della Seattle dei primi anni '90, fervente calderone grunge e punkettaccio...o dovrei dire schifoso odore organico, malsano quanto intrigante? Come lo è la voce di Carrie Akre, che graffia e a fondo senza perdere mezzo colpo. Non so gli avventori o chiunque ascolti questo disco, ma io vengo letteralmente risucchiato nei solchi, un disco bello interamente, bella ogni singola canzone! Gli apici del disco sono in crescendo Hed, Simple passing, Attack of the slime creatures, Trip, e la perla indiscussa ANYWHERE BUT HERE... dovunque, tranne che quàFFFFFFANCULOOOOO!!!!!!!!

Voto: 9,5

giovedì 20 gennaio 2011

Marillion - Clutching at Straws




Album tutt'altro che banale, fra i primi 5 che porterei sull'isola deserta! Se l'apice dei Marillion (periodo Fish) è considerato Misplaced Childhood, allora sicuramente l'apice compositivo di Fish è Clutching at Straws. Il disco è una rock opera, sul genere progressive (stupefacente, nel 1987), che come concept ha l'alcolismo. Sicuramente un disco meno sperimentale del precedente Misplaced, dai testi sofferti, lunghi, tanto invadenti da far scoppiare liti su liti in sala di registrazione per il poco spazio lasciato ai musicisti dalla verbosità dei testi. Il tutto è incentrato su Torch, il protagonista, che in gran parte altro non è che il ritratto di Fish del periodo. Torch è alcolizzato, separato dalla moglie, ha figli... I testi sono così pieni di pathos e ricercati, indescrivibilmente suggestivi! Il disco va ascoltato tutto d'un fiato, dall'opener Hotel hobbies e subito dopo Warm wet circles, che descrivono assieme l'ambiente squallido dei locali e dei sobborghi frequentati da Torch. Si scende nella miseria fino a going under (solo nella versione cd il cui remaster lo consiglio, dato che è migliore del vinile - per una volta al mondo). C'è un momento a mio parere più basso, che raggiunge il punto più basso su "Incommunicado" che fa oggettivamente schifo, non c'entra niente, e per di più ci hanno estratto il singolo... da una rock opera :(
Poi il lato b continua a livelli altissimi, forse anche di più per intensità, scendendo nell'abisso con Torch Song e Sugar Mice, dove viene affrontato il tema della separazione familiare; fino a giungere all'amara conclusione - the last straw - (riferito al gioco della paglietta più corta, clutchin' at the straws vuole proprio significare "rimettersi vanamente alla sorte, lasciandosi trascinare") che niente mai cambierà... emozionante il duetto con la voce femminile.

"And if you ever come across us don’t give us your sympathy
You can buy us a drink and just shake our hands
And you’ll recognise by the reflection in our eyes that deep down inside we’re all one and the same

We’re clutching at straws
We’re still drowning"

1987 - Progressive Rock - Voto: 10 e LODE (cazzo!)

giovedì 9 dicembre 2010

Kings Of Convenience: Quiet is the new loud



A ben intendere il senso (implicito) del blog è consigliarci un album ogni tanto, bello ma sconosciuto quanto basta per non comparire nelle top di itunes o chissà quale sputtanata classifica! Però, però, però... Questo che vi propongo è uno di quei pochi album che, parlandone fra amici, direi "ancora non ce l'hai? Perchè non ti spari?". Insomma, tolte le uscite più recenti, commerciali e corredate da vari videoclip, tolti i vari remix che hanno portato sotto i riflettori i nostri (concedetemi) dIRE sTRAITS norvegesi, rilassatevi e scaldate l'ambiente con questo CAPOLAVORO... Fra i dischi migliori del decennio che stiamo salutando!
Il genere è "indie", principalmente suonato dal duo con chitarre classiche e acustiche.
Il disco parte a tutto pathos con la ballata, Winning a Battle, Losing a War: commovente.
Il vertice di tutto questo viene raggiunto da quella che secondo me è la perla indiscussa del disco, I Don't Know What I Can Save You From.
Testi introspettivi, sentimentali, su incantevoli tappeti acustici e intrecci vocali melodici.

Voto: 9-
i brani consigliati sono sopra menzionati (traccia 1 e 3) e da soli valgono l'intero album. Ho dato un 9- per la discontinuità della qualità all'interno del disco, ma del resto lampi di genio come le due hit quì contenute, non sono certo uno standard :)
quindi non vi resta altro che farvi un'idea!

gusto, attitudine: anti rock 'n' roll

domenica 28 novembre 2010

The Black Crowes: The Southern Harmony and Musical Companion

Buonasera dal Giordano signori! Grazie per l'opportunità, questo blog capita "a pippa de cocco"!




Dopo l'esordio in elle maiuscola con "Shake your money maker" del 1990 a cui do 10 e quante più lodi possibili per un quintuplo platino che NON VI STO A CONSIGLIARE tant'è sputtanato che manco uno Use your Illusion, i Black Crowes ci regalano questo fantastico sequel dai toni ancora più southern in vena soul come da marchio.

Voto: 8,5/10

Brani consigliati: Remedy, Sting me, Sometimes salvation
Abbigliamento: Velluto

(ma quanto scopano il chitarrista biondo e il cantante?)