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lunedì 15 aprile 2013

Kyuss: Blues for the Red Sun



Immaginatevi in una Cadillac decappottabile anni 60, 70, sulle strade del Nevada con il vento tra i capelli, nel vostro vecchio mangianastri Blues for the Red Sun, dritti a Las Vegas per una serata di eccessi stile “Paura e delirio a Las Vegas”.
Nella mia mente questa opera Stoner rock mi fa vivere questo viaggio...a voi?
Buon ascolto e fate i bravi!

Voto 9/10

martedì 19 marzo 2013

Sparklehorse: Vivadixie Submarine Transmissionplot

Attenzione a sentire questo album, se siete tristi e depressi forse non fa al caso vostro.

Un'opera malinconica e estremamente toccante ma di grande qualità compositiva lo-fi e folk rock su tutti spunta la voce del grande Linkous purtroppo morto suicida 3 anni.
Ma non tutto l'album è una lacrima vi sono anche pezzi più grintosi come "Rainmaker" e "Someday I Will Treat You Good" che rendono questo gioiello meno cupo.


Alla fine per descrivere questo album basta solo una parola EMOZIONANTE!



Voto 8/10

giovedì 20 dicembre 2012

...A toys orchestra

Penso sia buona l'occasione per consigliare, stavolta, non un disco ma una discografia (o quasi).
Nell'occasione del natale, potreste regalare o regalarvi qualche produzione di questo gruppo: per stupire e per stupirsi. Ma bisogna avere un minimo di gusto: non è chiaramente regalo adatto a tutti.
Faccio un tributo più lungo di un disco, ma più breve di una discografia, anche perchè questo complesso è di Agropoli, provincia di Salerno. E dal sound e dalle parole, dal gusto, si direbbero internazionali.

Job (2001)


Direi decisamente un disco per avvicinarsi al gruppo. Un debutto in piena regola, con discontinuità sia nella produzione che nella composizione. Eppure tante idee, tanto potenziale e già tante canzoni splendidamente indispensabili. Ho notato che almeno 3 canzoni sono state messe in tracklist per fare numero dato che sanno di "avanzi" da cantina-sala-prove. Eppure in questo disco sentiamo la Seattle di inizio anni '90, un'influenza anni '70, un'elettronica fantasiosa e ben congegnata, Ennio Morricone è onnipresente; testi e melodie molto ricercati e affatto banali.

Voto: 8,5


Cuckoo Boohoo
how to heal your broken hearts/the breakup repair kit
(2004)



Ho voluto riportare il sottotitolo intorno all'buco centrale del cd.
Già questo suggerisce un disco molto molto intimo, il meglio riuscito su questo stile.
A 3 anni da job, i nostri trovano una coerenza e una dolcezza maggiore. Aumenta e si stabilizza la qualità della produzione. Probabilmente il loro capolavoro introspettivo.
Arrivano i primi videoclip (Peter Pan syndrome), le canzoni strappacuore dove l'influenza degli Eels è stata metabolizzata in una maniera che li rende addirittura superiori ai maestri, a mio gusto. Sto parlando di "Hengie: queen of the border line". Altro pezzo imperdibile: "Elephant man".
Su questo album il sound è più "classico" ma l'elettronica non manca; grande uso di pianoforte.
Produzione buona; livelli troppo alti nel mastering portano al clipping in alcuni tratti.

Voto: 9



Salto cronologico di due album ed un EP, approdiamo a

Midnight (R)Evolution (2011)




Quà il sound si modernizza ma non abbandona le radici. I nostri adottano il concept-album, sul sociale chiaramente. La copertina, splendida, dice tutto. Il lavoro fotografico per booklet del disco, ne rende obbligatorio l'acquisto. Tutto sommato ben prodotto.
Lascio a voi ogni altro giudizio, i capolavori: Aphelion e You can't stop me now
Altri pezzi consigliati: Noir Dance, Lotus, Nightmare City ecc...

Voto: 9


Da Lince un laicissimo buone feste a tutti!

mercoledì 28 novembre 2012

The Cure: Acoustic Hits


I Cure. O almeno un loro condensato, acustico datato 2001.
Il doppio Greatest Hits include due dischi, con la stessa tracklist: una raccolta delle versioni originali studio dei brani più famosi, l'altro è Acoustic Hits.
Semplicemente immensi. Ho trovato veramente superbi gli arrangiamenti, specialmente la batteria molto presente; tutto il resto, è al posto giusto. Il sound, sublime. Ascoltare per credere

Simone (spesso ubriaco) sostiene che "acustico anche le canzoni più tristi sono allegre".
Grazie.

Tracce consigliate: praticamente tutte. The walk la trovo futile, ma nella versione originale è anche peggio.


Voto: 9,5

giovedì 17 maggio 2012

Linea 77: 10

SVEGLIA!

Una svolta, disco diverso dai precedenti, testi completamente in italiano, prendendo un pò le distanze da quanto fatto in precedenza ma al tempo stesso avvicinandosi molto di più ad argomenti anche più delicati come accade ad esempio nella traccia “Il senso”, un palese riferimento alla vicenda di Eluana Englaro, al tema dell’eutanasia, al rispetto ed alla possibilità di una scelta in un momento delicato.
Anche il chitarrista ormai ha scelto la via del rock, suoni molto più "old" in questo album rispetto ad Horror Vacui, ogni traccia completa un puzzle fatto di attualità, Italia, accenni letterari, spunti filosofici e tanta tanta prospettiva personale del mondo.
Tutto questo secondo me accresce lo spessore di questo album ed è proprio questo che lo differenzia dai precedenti.
Hanno, passatemi l'aggettivo "leggermente", cambiato sound ma hanno pesantemente cambiato tipologia di testi e questo cambiamento "pesante" è una conferma del loro modo di fare, quindi secondo me si bilancia tutto!


A dimostrazione che il cambiamento del sound non è così definito c'è la solita modalità di ascolto che bisogna "attuare" per assaporare ogni album dei linea77.....
Non c'è nulla da fare, bisogna essere un pò incazzati per apprezzarli, e siccome ultimamente mi capita molto spesso
eccomi qua a scrivere di loro!

il voto secondo me sarebbe 8.5
ma visto che hanno decisamente svoltato (secondo me) nel miglior modo possibile...

Voto: 9

martedì 10 aprile 2012

Eels: Beautiful Freak

"Perhaps if I hadn't referred to her as a 'freak' she'd still be my girlfriend"




Non trovo le giuste parole per definire questo album. Così come mi è impossibile dare un voto ad
una creazione che fa perdere ogni facoltà, ricordandomi che tutto è arbitrario, facendomi abbandonare ogni sentiero che il mio istinto abbia mai seguito in fatto di musica, cambiando di fatto il modo e il senso di "sentire", non-solo-ascoltare. Un disco che apprezzo ad ogni ascolto di più. 
Non mi sono mai dato particolare pena di leggere i testi, di fare quella dietrologia di metainformazioni esagerata che uso fare. Bellissimo mostro credo rifletta parecchio la particolare personalità del cantante, che da l'idea di vedere il mondo attraverso un mal di vivere di base , anche nei momenti più spensierati.
Un bel disco rock alternativo, che fa mostra di un gusto nostalgico lo-fi, certamente da ascoltare tutto. A voler stringere se devo indicare dei "teaser" direi "Novocaine for the soul", "Not ready yet", "Susan's house"

Voto: 8,5


lunedì 19 marzo 2012

Rage Against The Machine: The Battle Of Los Angeles

1999 - Crossover, Alternative Rock, Rapcore - Voto: 8/10

I tempi cambiano ma i nemici sono sempre gli stessi. Non hanno facce nè colori, non hanno fazione politica, sono delle entità superiori. Il nemico è racchiuso nei piccoli gesti giornalieri, dall'ipocrisia in una stretta di mano al razzisimo gratuito quotidiano, dall'indifferenza verso chi non ha all'ignoranza spacciata per sapienza, che dà adito a versioni distorte della realtà. Accettare queste cose perchè siamo assopiti nelle nostre frivole faccende è un po' come morire dentro; è infatti ora di svegliarsi, di far sentire la propria voce. "Battle of Los Angeles", terzo capitolo del trittico di fuoco targato RATM, si propone di fare proprio questo, di incitare la folla a far sentire la propria voce, a scendere in piazza, a scatenare una rivolta. Ci hanno tolto tutto e ci hanno fatto incazzare, non ci resta che essere scorretti, scomodi.

Zack De la Rocha, perfettamente consapevole del potere della propria parola e della sua influenza, aggredisce l'apparato uditivo con rime infuocate e rap al vetriolo, si scaglia con violenza sui reali problemi del nostro tempo e racconta, con il suo flow aggressivo e mai banale, l'impari lotta che esiste tra chi ha e chi non ha, qualsiasi cosa essa sia: soldi, potere o tempo. Chi ha il controllo può ingannarci, può manipolarci; De la Rocha cita Orwell, "Who controls the past controls the future, who controls the present controls the past", ci scuote e ci sovrasta con il suo flow incendiario, ci smuove qualcosa dentro. De la Rocha è capace di alzare un polverone con il suo slang impastato, ci narra delle ingiustizie del nostro mondo come quella di Mumia Abu-Jamal delle Pantere Nere, ci mette la pulce nell'orecchio, ci fa venire voglia di sapere, di conoscere.

Mentre De la Rocha sputa fuoco e fiamme, l'artigiano del suono Tom Morello, a metà strada tra un dj e un chitarrista, tira fuori riff spaccaossa e sonorità al limite dell'udibile, re-interpreta il modo di suonare la chitarra e ci stupisce con funambolici assoli senza note, con riff urticanti e suoni inconsistenti. L'uso improprio della chitarra viene ribadito in ogni pezzo, vengono create atmosfere corrosive e indigeste, ogni pezzo è pronto ad esplodere; si passa con disinvoltura dall'assolo del contatto del jack in 'Testify' al suono alieno di 'New Millennium Homes', vengono imitate sonorità inusuali come quelle dei congegni elettronici o di strumenti aerofoni come la cornamusa. Tutto questo è possibile grazie ad un uso massiccio di effettistica, lo stesso Morello ci tiene a precisare che non è stato utilizzato nessun tipo di campionamento.

Anche la sessione ritmica ha qui più spazio che mai, crea groove trascinanti che riescono ad amalgamarsi perfettamente nel contesto acido e a tratti psichedelico creato dalla chitarra di Morello: ci fanno muovere, non possiamo stare fermi. Non ci resta che alzare il volume, "Turn that shit up" come dice Zack.

C'è chi lo considera un disco più orientato al mainstream, chi lo ha visto come un semplice mossa commerciale; io lo vedo come il disco che porta alla ribellione, che fa scendere in piazza, che blocca Wall Street (vedi il video di "Sleep Now in the Fire"), che ci fa venire voglia di lottare, di sapere le cose come stanno. È anche il disco della fine di un'epoca, la massima popolarità raggiunta coincide con le prime divergenze artistiche, gli intenti ormai sono combiati ed iniziano a vedersi le prime crepe. Pochi anni dopo Bush viene eletto e i RATM hanno perso la loro ultima grande battaglia, non ha senso continuare.
Di loro ci ricorderemo per sempre della carica espressiva, della voglia di ribellione e del genio di Morello.

mercoledì 11 gennaio 2012

Micah P. Hinson: Micah P. Hinson and the Gospel of Progress

Micah P. Hinson è un cantautore e chitarrista statunitense nato a Memphis il 30 marzo del 1981 (stesso giorno in cui Ronald Reagan viene colpito durante un attentato).
Hinson cresce in una famiglia molto cristiana e conservatrice ma nonostante questo,prima di compiere venti anni viene arrestato, combatte contro notevoli problemi di tossicodipendenza e colleziona una lunga lista di denunce che parte dalle risse concludendosi alla dichiarazione di bancarotta.
Il suo debutto viene registrato nell'inverno del 2003, con l'assistenza, dal Texas, dalla camera da letto del collettivo pop The Earlies che ha aggiunto uno sfondo di stravaganza alle storie di amori, perdite e sofferenze di Hinson.
Micah P. Hinson and the Gospel of Progress è stato scritto in un periodo in cui il cantautore era tossicodipendente, senza casa e con un breve periodo trascorso in carcere.
Le canzoni, intense, riflettono questo stato d'animo con la voce che si dimostra più adulta dei suoi, all'epoca, ventidue anni.
Album di divina umanità, di sacro e dissacrante vivere.
Note leggere che colpiscono violente attraverso i poderosi e pregnanti testi.
Voto 9/10

mercoledì 26 ottobre 2011

Counting Crows: Recovering The Satellites [edit]

Ed eccomi quì, dopo un lungo periodo di concentrazione sul mio lavoro, con un nuovo consiglio che spero apprezzerete. Per chi si avvicina la prima volta alla band, consiglio il precedente "August and everything after" a cui darei un voto più alto.
Oggi però vi consiglio il sequel targato 1996: Recovering the satellites.



Personalmente in questo album ho trovato sonorità fresche e originali, soprattutto per quanto riguarda le chitarre. Il livello è alto anche se, oso dire come al solito, i CC sul lato B tendono sempre un po' al prolisso. I brani che più vi consiglio per farvi subito l'idea dell'album, sono in ordine di scaletta: Angels of the silences, Goodnight Elisabeth, Children in bloom.
Divertente notare che Goodnight Elisabeth assomiglia nelle progressioni a qualcosa che ho sentito suonare ai chitarristi di Ligabue e la finale "Walkaways" ci potete cantare sopra "una vita da mediano".
Tsè, complimenti all'originalità di Poggipollini e Mel Previte! Ve piacciono i CC, li mortacci vostra! ihihihih

Ma, scherzi a parte, complimenti ai Counting Crows!

Credo che la particolarità di questa band, per quanto ho sentito finora, sia quella di riuscire a vincere al "Pictionary musicale: disegna il concetto di profondità" tramite le semplici melodie che si districano via via che l'album scorre.
Cruciale il contributo alla scrittura dei pezzi da parte del cantante, un po' meno buona la sua performance strettamente tecnica, ma comunque un album più che godibile.
La qualità di produzione non è delle peggiori.

Voto: 8,5 10 (motivi affettivi)

Genere: alternative rock, con venature post grunge condite dalla simpatia e "profonda semplicità" del frontman con contorno di dreadlocks

sabato 24 settembre 2011

R.E.M: Automatic for the people

1992 - Rock, Alternative Rock, Pop - Voto: 8/10

Come al solito ci si accorge di quanto una cosa è importante solo quando la si perde.
Ed è proprio quando si perde qualcosa che tornano in mente tutti gli attimi passati insieme, tutte le sensazioni e gli stati d'animo che saranno sempre parte di te, della tua vita e della tua persona.
I REM toccano l'animo, lo fanno con una classe e maestria indiscutibile, elevano lo spirito.
Ultimamente forse meno inspirati, ma sicuramente degni di nota. Non posso non apprezzare la dignità con cui hanno fatto questa scelta, "This decision is mine. I have lived a full life ", come dicevano in una loro canzone a cui sono molto affezionato.

Tutti fanno decisioni importanti, tutti soffrono, tutti muoiono, non si può evitare. "Everybody hurts", per l'appunto. Questo è proprio il senso del disco, forse uno dei più oscuri ma sicuramente uno dei più toccanti, la voce vellutata e malinconica di Stipe ti tocca l'anima, tocca corde che non pensavi di avere. Siamo così concentrati a vivere le nostre piccole vite che perdiamo di vista le cose realmente importanti, l'affetto dei cari, gli amici, le persone che ci amano. Queste sono gli unici beni preziosi che abbiamo nella nostra vita, queste sono le cose realmente importanti. "Take comfort in your friends" dice giustamente Stipe, frase banale ma a volte sottovalutata. Ed è proprio quando il mondo ci cade addosso lo sguardo torna indietro ai tempi in cui eravamo felici, i tempi in cui tutto era perfetto; è proprio lì che dobbiamo aver la forza di guardare avanti, di tenere duro "hold on" e andare avanti. Stipe e compagni ci raccontano tutto questo con poesia e malinconia, con atmosfere soffuse ed eleganti, ci scaldano il cuore e fanno venire la pelle d'oca.

Nel 92 i R.E.M. erano appena usciti dal disco che li consacrò al successo mondiale, "Out of Time", ed erano perfettamente consapevoli delle difficoltà del ripetere un risultato del genere, soprattutto con un album come "Automatic for the people", pieno di malinconia e mal di vivere; la scelta del primo singolo nel brano "Drive", così poco radiofonico e che si distaccava così tanto dalla musica del periodo, conferma la forte personalità dei REM che non si sono fatti intimidire nè dal successo mondiale, nè dalle pressioni dei fan e nè delle etichette discografiche rimanendo sempre loro stessi fino alla fine.

Addio R.E.M, mi mancherete.

mercoledì 7 settembre 2011

Primus: The Antipop

1999 - Alternative metal, Funk Metal, Alternative rock - Voto: 8/10

E' tutta una grande presa per il culo, una grande farsa. Lo studio, il lavoro, la politica, le priorità, i nostri bisogni. Claypool lo ha sempre saputo e sembra rinfacciarcelo in ogni album, con la sua voce volutamente stridula, quel cantato tagliente, quella voce che si amalgama così bene in quelle trame surreali che si vengono a creare nella musica dei Primus, quelle trame che mi fanno venire voglia di prendere a testate il muro fino a svenire. Ed è proprio con quella voce che ci narra storie di becchini, di omicidi, e, in questo caso, sembra accanirsi contro le false convinzione americane, quelle che hanno portato ai più grandi sbagli della loro storia, e a quello che lui definisce 'flusso costante di sciroppo', alle persone che 'vanno e vengono, fanno milioni per poi sparire nella neve'.
Mentre gli altri sparivano nella neve loro sono rimasti lì, la loro identità schizzoide e malata è restata anche se sono passati parecchi anni da quando si parlava principalmente di pescatori e di formaggio, sono riusciti a cambiare forma, a mutare pur mantenendo un'identità indiscutibile. Un unico paragone musicale mi viene in mente per la lucidissima follia, la demenzialità e il genio creativo: Frank Zappa.
Insomma i Primus rasentano la follia, creano personaggi 'cartooneschi' paradossali che ci narrano storie inverosimili ma reali, il tutto condito con demenzialità e strafottenza; Claypool spesso mi inquieta, mi ipnotizza con quello sguardo irriverente, quel sorriso beffardo e quei baffi che non si sa cosa nascondono sotto.

'The Antipop' è forse uno dei dischi più facili dei Primus, dove le sonorità si sono leggermente smussate rispetto alle pietri miliari precedenti. Sono comunque presenti, in gran stile, gli elementi chiave della loro sonorità; Claypool col suo basso ingombrante che crea groove al limite dell'ipnotico, LaLonde con i suoi riff minimalisti e i giochi di feedback, Mantia che non sbaglia un beat.
Fanculo al vostro finto pop intellettuale, alla vostra farlocca musica indie, alle vostre canzoncine simpatiche, alla vostra musica da classifica; mentre voi scomparirete nell'oblio i Primus saranno sempre lì e Claypool, come suo solito, vi guarderà col suo suo ghigno sarcastico.

Ah dimenticavo, Claypool è uno dei bassisti migliori del mondo.

lunedì 23 maggio 2011

Therapy?: Troublegum

Eccomi di nuovo con un disco che voglio consigliare ormai da tempo: Troublegum dei "Therapy?".



Questa band, è opinione comune che spazi dal punk al metal alternativo, spesso con un gusto industrial (aggiungo io).
Per quanto spiluccato finora nella loro discografia questo mi è parso il lavoro più riuscito o se non altro quello che attira di più per l'immediatezza ma è facile che un loro die hard fan mi smentisca come niente!
Quello che attira a parte i testi abbastanza fuori di testa, è il sound, la produzione del disco, le soluzioni di chitarra e batteria semplici, pulite e molto orecchiabili. Davvero un risultato interessante la fusione delle attitudini punk e metal ma non soffermatevi al genere, ascoltate Die Laughing, Nowhere, Turn, Stop it you're killing me e vi renderete conto...
la voce è sporca ma intonata e funzionale al genere. Grandissima attitudine e originalità da questo trio nord irlandese.
Questa potrebbe essere la storia della mia e di molte altre vite...

Heaven kicked you out
You wouldn't wear a tie
Staring at some pictures by yourself
At something that you want to have but will never get

Going nowhere
[...]

You get drunk every night
You can't get drunk on life
Shouting at the world you'll never change
But it's what's inside you've got to rearrange

Going nowhere
Going nowhere
Going nowhere
Going nowhere


Voto: 9-

giovedì 7 aprile 2011

The Connells: Ring


[EDIT]
Settantaquattro, settantacinque... Un gran bel disco dai fratelli Connell, forse un consiglio poco originale, ma per chi avesse solo ascoltato il singolo strafamosissimo, provi ad ascoltare anche il resto del disco. Unica pecca: troppe tracce e quindi una qualità un pochino discontinua a mio parere. Brani consigliati, che brillano un pochino di più: '74-'75, Find out, Spiral e altri ancora (scopriteli!)

Voto: 8+

mercoledì 23 febbraio 2011

Screaming Trees - Dust

1996 - alternative rock - Voto 8/10
Voce pregevole che ti trascina quella di Mark Lanegan che con Dust, un album di alto livello, si supera.... Consigliatissimo chi non lo ascolta è un Gigi D'Alessio!
Canzoni consigliate: Halo of Ashes, All I Know, Dying Days, Dime Western,

lunedì 17 gennaio 2011

Them Crooked Vultures: Them Crooked Vultures

2009 - Alternative Rock, Hard Rock - Voto: 7/10
I miei tre gruppi preferiti.

sabato 27 novembre 2010

Left Lane Cruiser: All You Can Eat!!

2009, Blues, Blues Rock, Rock - Voto 9/10
Prendete il vostro whisky e preparatevi alla rabbia.

giovedì 29 luglio 2010

Pixies: Doolittle

1989- Alternative Rock- Voto 8/10
Tutto questo mi destabilizza.

sabato 17 aprile 2010

Blind Melon: Soup

1995- Grunge, Alternative Rock, Folk, Rock- Voto 8/10
Stranamente vario, orecchiabile, a tratti psichedelico. Immancabile.
Ad ogni ascolto una prospettiva nuova, nuove sotto melodie e nuovi angoli di suono.

domenica 4 aprile 2010

Afghan Whigs: Congregation


1992 - Rock, Alternative Rock - Voto 8/10
Greg Dulli, grande protagonista degli anni 90.