Demo Site
Visualizzazione post con etichetta classifica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta classifica. Mostra tutti i post

sabato 14 marzo 2015

I migliori dischi del 2014 secondo me

Eccoci finalmente arrivati al consueto appuntamento con la classifica annuale, ossia con i 15 migliori dischi che ho ascoltato nell'anno appena passato. Quest'anno ho deciso di escludere parecchi nomi tra cui Black Keys, Caribou, i Blonde Redhead, Afghan Wings e i Wild Beast sia a causa della mia pigrizia sia poiché credo che di alcuni di questi ne farò prima o poi una piccola recensione dedicata. Ovviamente questa classifica si basa sui dischi che ho ascoltato e che, ovviamente, non sono tutti.

15) Real Estate - Atlas 
(indie rock, pop rock)

Rilassate melodie pop in un'atmosfera placida e rilassata, il conforto del sole in un pomeriggio primaverile. Una quiete ammaliante e rassicurante, fatta di fresche chitarre che si intrecciano per creare eleganti e spensierati motivi mai banali. La voce di Courtney suscita una sorta di tepore seducente, ci carezza e ci conduce verso lidi eterei e sognanti, onirici. Forse non resterà nel vostro lettore a lungo, ma è comunque un'ottima colonna sonora per una calda estate fatti di ombrati tramonti in riva alla spiaggia.





12) Blood Red Shoes - Blood Red Shoes (indie rock)

Riff incisivi e ritmiche veloci, suoni stridenti e i 90' sempre nel cuore. Il duo inglese ci propone un rock aggressivo fatto di suoni fuzzosi e di ritmi cadenzati, il tutto ammicca alla scena di Seattle ma questa viene rimessa in discussione e, per certi aspetti, rielaborata. L'alternanza tra le due voci, una più tagliente ed energica mentre l'altra all'apparenza più gracile e delicata, crea una gradevole effetto vocale che certo aiuta la longevità del disco; questo non basta però, il disco sicuramente intrattiene e diverte ma, a lungo andare, mostra il suo maggior difetto, ossia la mancanza di un vero cavallo di razza, di un brano che resti davvero impresso, che ci faccia ricordare del disco quando questo non sarà più nel lettore.



14) Paolo Nutini - Caustic Love (soul, gospel, funky)

Devo dire la verità, mi sono avvicinato a questo disco in punta di piedi, conoscendo molto poco dell'artista in questione e del suo background musicale. Ingenuamente mi aspettavo un song writing di matrice folk, invece sono stato inondato da una varietà di generi e sottogeneri, tutti profondamente radicati nella formazione black tipicamente americana; si passa quindi con facilità da brani che diffondono energia positiva a brani più riflessivi e pacati, il tutto è costantemente impregnato di chiari riferimenti soul, gospel e funky, gli spunti sono talmente palesi che non c'è neanche bisogno di nominarli; il tutto però sembra essere studiato alla perfezione, fa battere i piedi e ci fa divertire, non inventa ma rielabora in modo personale e soggettivo. Sicuramente un disco da ascoltare per gli appassionati di voce graffianti, di fiati e di cori gospel con pochi 'hallelujah' e di un easy listening vario ed energico.



13) Cloud Nothing - Here and Nowhere Else 
(noise rock, hard rock)

Il precedente 'Attack on Memory' mi aveva letteralmente conquistato, veloci riff post-hardcore conditi da variazioni post-rock e testi degni del più depresso Thom Yorke, il tutto suonava sporco ma, per certi aspetti elegante e mai banale. Entrava pian piano in circolo e restava per settimane, per mesi. Proprio per questo il primo approccio con questo 'Here and Nowhere Else' è stato destabilizzante, otto brani col piede sull'acceleratore senza nessun sosta o un cambio di ritmo, sonorità cupe e caotiche che riescono perfettamente ad incanalare il senso di rabbia di Baldi e compagni. Quelli che nei primi ascolti erano i principali difetti del disco diventano nel tempo i veri protagonisti, il senso di apatia inizia ad affascinarci, il chaos sonoro ci seduce, il binomio perfetto tra velocità e melodia ci strega e ci conquista. Un disco quindi che non lascia tregua, pochi i momenti in cui si può riprendere fiato, veniamo letteralmente trasportati da una frenesia hardcore e vagamente punk che ci percuote e ci ferisce; un disco sicuramente da ascoltare per gli appassionati del genere o per i nostalgici di gruppi che ormai andati.



11) Against Me! -Transgender Dysphoria Blues 
(rock, punk rock)

Ci vuole coraggio Laura, tanto coraggio. Ad accettare sé stessi e la nostra vera identità, a combattere quotidianamente contro le incomprensioni e la sofferenza, contro la paura di non essere accettati e contro la solitudine. E ci vuole anche pazienza, tanta pazienza, ad accettare gli sguardi incuriositi e le facili battute, a sopportare l'ipocrisia delle persone che ti accettano davanti ma ti ridono dietro, a diventare l'unico vero argomento di discussione di molti. Ma sopratutto a diventare improvvisamente popolare non tanto per la propria musica, quanto per la propria natura. Liriche usate come sfogo liberatorio quindi, condite da una sincerità e schiettezza disarmante, il tutto adagiato su solide strutture punk rock a volte abrasive e corrosive, sempre però provocatorie ed intelligenti. Una sessione ritmica di livello risolleva i brani anche nei momenti più deboli, il tutto scorre con facilità divertendo e facendo pensare, si arriva con facilità alla fine del disco. Il tuo messaggio è arrivato forte e chiaro, ne sono certo.


10) Foo Fighter - Sonic Highways 
(rock, hard rock)

Kurt forse aveva paura di diventare quello che è Dave adesso, una star internazionale che riempe gli stadi e che è in grado di influenzare generazioni di più giovani. Fatto sta che Dave ha sempre portato avanti la sua carriera con onestà e correttezza, cadendo poche volte nella trappola del mainstream rock e dei ritornelli facili di stadio, ha raggiunto le masse senza mai abbassare il capo e rimanendo sempre fedele alla sua linea e alla sua concezione di rock. Dave propone dischi ambizioni e ogni volta il tutto sembra perfetto, senza nessun passo falso o caduta di stile; stavolta un album inteso come un viaggio, che lo fa percorrere le strade della sua tanto amata America, la quale gli ha dato tanto ma ha anche preteso tanto. Ogni viaggio porta in una città e in ogni città una canzone, ogni canzone porta collaborazioni, contaminazioni, emozioni contastanti ed esperienze vissute; un rock di matrice classica, canticchiabile e patinato, a volte banalotto ma indubbiamente di qualità e onesto. Forse Kurt aveva semplicemente paura di non essere in grado di essere quello che è Dave è diventato, aveva paura di non avere la sua forza ed il suo carattere. Forse.



09 Jack White - Lazaretto 
(Blues, blues rock, alternative rock, alternative rock)

Continuo a dire quello che ho sempre detto su Jack White, ossia che quest'uomo ha un talento innato, ogni cosa che tocca diventa oro e ogni suo disco riesce in qualche modo a stupirci, ad affascinarci. Poi ovviamente i gusti sono soggettivi ma la qualità è e deve restare oggettiva; una carriera cosi variegata e una discografia con una qualità tale è difficile da trovare in chi ha meno di 40 anni, riesce con facilità a spaziare e contaminare generi cosi diversi che partono dal blues old school fino arrivare a riff degni del più ispirato Jimmy Page, il tutto è condito dalla sua eclettica personalità e dal suo estro creativo senza rivali. Il cantato resta veloce e incalzante, i testi sono criptici e taglienti, gli omaggi e i riferimenti sono in ogni dove, la diversità dei generi dei singoli brani mostra a pieno la sua vigorosa vena creativa ed eccentrica personalità; insomma, Jack White supera ancora una volta l'esame a pieni voti e si conferma uno degli artisti più interessanti dell'ultimo decennio.



08) Beck - Morning Phase 
(folk rock)

Primo mattino, il sole che entra dalla finestra, siamo ancora assopiti ma inondati dalla luce. Troviamo le forze, pian piano ci alziamo e restiamo un attimo appoggiati al letto, contemplando il mare di luce che entra dalla finestra. Le lenzuola disfatte, accanto a noi non c'è nessuno e possiamo prenderci un minuto, il tutto è calmo e pacato, senza nessuna fretta. Riflettiamo su quello che siamo e su quello che siamo diventati, sulle nostre forme e sulle nostre maschere, sulle poche persone realmente importanti. Se avessimo un'altra possibilità ci comporteremmo allo stesso modo? Sembra tutto molto confuso ma in realtà è tutto molto chiaro, non è mai stato così chiaro. Giungiamo finalmente ad una conclusione, quella conclusione che dentro di noi abbiamo sempre saputo ma faticavamo ad accettare. È ora di reagire di prendere in mano la nostra vita e di provare ad essere felici. È finalmente ora di alzarsi dal letto.


07) Spoon - They Want My Soul (indie rock)

Strano il mondo dell'indie rock, un mondo dove coesistono band che bruciano come un fuoco di paglia ma hanno ingiustamente una folta schiera di seguaci e band più sfortunate che, seppur dimostrando il loro valore disco dopo disco, non ottengono mai un seguito di ascoltatori degno di nota. Gli eterni sottovalutati quindi, i quali però continuano però a stupire per la freschezza dei suoni e delle idee, stanno al passo con i tempi e sorpendono con perfette sessioni ritmiche minimali, un pizzico di elettronica e un tocco di lo fi. Britt Daniel e compagni vanno diritti al punto, creano brani allo stesso tempo scarni ma mai troppo spogli, ripetitivi ma mai troppo ridondanti, tendenzialmente rock ma ammicanti al pop. I brani viaggiano coesi verso un unica direzione, pochi sono i passi falsi e il tutto scorre via facilmente, si arriva al capolinea a suon di accordi elementari conditi da bassi intensi, sembra che giochino ed improvvisino su temi semplici per poi esplodere in ritornelli orecchiabili che restano impressi. Mentre questo disco potrebbe essere il capolavoro della vita per altre band, per gli Spoon è semplicemente una ordinaria uscita che conferma nuovamente il loro talento e la indubbia qualità delle loro opere.


06) Interpol - El Pintor
(indie rock, rock)

Amosfere decadenti e alienazione, echi di wave anni settanta, romanticismo e malinconia. Momenti rarefatti ed intangibili mostrano a pieno la paura di rimanere indifesi davanti allo scorrere del tempo, siamo soli e resteremo soli, per sempre. Abbiamo svelato tutto noi stessi alla persona amata, ci siamo concessi completamente e tutto questo ci ha reso inermi, siamo in balia del nostro amore e non ci resta che aspettare disarmati. Suoni tremolanti, riverberi e riff graffianti accompagnano storie di trepidazioni e inquietudini condite da un romanticismo rivisitato in chiave moderna e decadente, il tutto risulta un denso concentrato di emozioni e di eleganza notturna e raffinata. Anche se calcano un po'troppo la mano sempre sulle stesse soluzioni e sulle stesse sonorità, Paul Banks e compagni riescono a riemergere da due dischi deludenti, si reinventano in un'altra forma e riescono ad alternare con gusto momenti più pacati ed intimi a momenti più dinamici e lineari. 


05) Swans - To be Kind 
(noise rock, post rock, industrial)

Nenie ripetitive e ritmi ossessivi, un saliscendi di emozioni e di stati d'animo, finiamo per sgretolarci per poi ricomporci in modo confuso, casuale. Veniamo prima coccolati da litanie dal retrogusto acido per poi venire scaraventati al suolo da ritmi tribali ed ossessivi, ci ritroviamo con il volto schiacciato contro il suolo mentre iniziano ad affiorare le prime immagini disturbanti; quelle che prima pensavamo essere delle semplici cantilene adesso sono delle creature dalla forma malsana, malata e disturbante, inizia a subentrare un senso di inquietudine e un fastidio diffuso, l'agitazione diventa evidente e il nervosismo è ormai palese. Prima ci coccolano e poi ci deridono e ci umiliano, prima ci fanno mettere a nostro agio e poi ci tormentano, le atmosfere dilatate dell'inizio vengono sostituite gradualmente con situazioni  più cupe e nichiliste, il petto inizia a stringere a causa del senso d'ansia, si è creato un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne. Insomma, le esperienze sonore migliori non è detto che siano quelle più piacevoli.


04) The War On Drugs - Lost in the Dream
(indie rock, shoegaze)

Per crescere e maturare artisticamente bisogna abbandonare i pesi morti e lasciare indietro chi, anche se ha avuto un ruolo importante nella nostra vita ed evoluzione artistica, è rimasto ancora ancorato ad un concezione troppo tradizionale di folk rock, non condivide più con noi la nostra stessa vena sperimentale, non è più sulla nostra lunghezza d'onda e si guarda troppo indietro e troppo poco avanti. Lasciato quindi alle spalle il capitolo Kurt Vile, Granduciel e compagni raggiungono la piena maturità artistica e la consapevolezza di loro stessi e delle loro capacità, riprendono il vecchio folk americano di Tom Petty e lo contaminano con sonorità più ampie e fluide, approdano con facilità in lidi shoegaze psichedelici dai contorni poco definiti per poi ritornare ad un indie rock di stampo più classico dove ogni cosa è precisa e strutturata. Il tutto risulta quindi essere un prodigio di equilibri, passato e futuro, sogno e realtà, stabilità e sperimentazione; è inoltre l'elogio alla semplicità, poche e semplici melodie che creano come una sorta di flusso permeato da testi romantici e nostalgici, un'altalena di sensazioni e di emozioni, una corrente che ci trascina con facilità e ci fa, anche se per un attimo, dimenticarci dei nostri problemi e delle nostre difficoltà.


03) Future Island - Singles (synth-pop, new wave)

Un sapiente riuso del passato, un tuffo in quello che è stato e tanta tanta nostalgia. Bassi vibranti che fanno da base a tappeti di sintetizzatori, suoni rotondi e plasticosi che creano efficaci ritmi ballabili ed orecchiabili, il tutto per narrare di eterne dichiarazioni d'amore, del calore della persona amata e della solitudine data dalla sua assenza. Anche se tutto questo può risultare datato e superato, l'opera strega e incanta e, in men che non si dica il "già sentito" viene messo da parte, si iniziano a canticchiare spontaneamente le melodie ed il tutto inizia ad entrare lentamente in circolo. La grande, grandissima interpretazione vocale di Herring dà all'opera un valore aggiunto, riesce a farci percepire il suo tormento e il suo strazio alternando con disinvoltura momenti più intimistici a momenti più graffianti, si resta ammaliati dal suo carisma e dalla sua presenza sul palcoscenico. Si viene conquistati anche grazie alla sua duplicità, cane bastonato e cuore infranto da una parte e spirito disinibito, bestia da palcoscenico e frontman pirotecnico dall'altra; insomma, i Future Island sanno vendersi e lo fanno in modo onesto, a suon di passi di danza istintivi, buone melodie pop estive e tanta tanta personalità. Consigliati.


02) St Vincent - St Vincent
(elettronica, alt pop)

Estro creativo, personalità ed evoluzione. Una musica senza schemi, seppure inquadrata in definite strutture pop. Suoni sghembi, sintetizzatori radioattivi, accenni di krautrock mista a musica 8 bit e chitarre all'apparenza fuori tempo si incastrano con gusto riuscendo a creare una complessità strumentale che, per quanto strano, risulta accessibile e leggera. Una convivenza perfetta tra semplicità, ricercatezza sonora, un pizzico di pretenziosità e tanto tanto azzardo; galleggiamo in un mare di vibrazioni sonore, di facili melodie pop dalla presa facile, dall'alternarsi di momenti più concitati a vere e proprie ballate coinvolgenti. Vengono mescolati con talento ed intelligenza sonorità vecchie e nuove, le parti ritmiche vengono frantumate per poi venire ricomposte pian piano, le liriche stravaganti e ambigue rendono i brani ancora più eccentrici e bizzarri, il tutto risulta fresco, divertente e di facile ascolto. St Vincent riesce quindi a trovare nuovi utilizzi per le ormai datate strutture del pop, le rielabora nel suo stile e apre nuovi vie ancora inesplorate, consolida il suo ormai riconoscibile stile e fa da apripista per generazioni di band future. 

01) Mastodon - Once More 'Round The Sun  
(hard rock, progressive metal)

Ci affascina ciò che non possiamo capire, ciò che, per quanto osserviamo attentamente, resta comunque sorprendente e misterioso. Il sole visto come qualcosa di divino e di eterno, possiamo solo contemplarlo ma non riusciremo mai a sfiorarlo. Tutto quello che siamo lo dobbiamo a lui, la sua energia ha imbevuto il nostro spirito e le nostre carni e ci ha, per certi aspetti, nutrito. Sembriamo volteggiare a folle velocità intorno a questa creatura di dimensione smisurata, le fiamme ardenti sono vicine ma non ci sfiorano, le immagini sono distorte e confuse ma non possiamo non godere di ogni attimo di questo viaggio. Mentre ci allontaniamo le atmosfere diventano più lente e pacate, siamo ancora veloci ma le immagini inziano ad essere più chiare e definite, anche se l'adrenalina è ancora molto alta stiamo piano piano tornando in noi stessi e tutto inizia a sembrare cosi evidente, cosi palese. Abbiamo affrontato l'ignoto e ne siamo usciti vincitori, anche se siamo esausti siamo finalmente rinati. Possiamo finalmente voltarci indietro e guardare con occhi diversi quello che prima ci intimoriva e ci sgomentava ma, d'altronde, questa è la chiave di tutto, la chiave della nostra vita; "non è mai troppo tardi per voltarsi indietro a guardare il sole".

sabato 8 febbraio 2014

I migliori 18 dischi del 2013 secondo me

Eccoci arrivati al consueto appuntamento con la classifica annuale, ossia i 17 migliori dischi che ho ascoltato nel 2013 appena passato. Non ne sono presenti alcuni dischi degni che, anche se meritavano una mini-recensione, non ho inserito per motivi di pigrizia e perché non riuscivo a decidere il loro effettivo posto in classifica;  mi dispiace quindi per Mikal Cronin, per i Franz Ferdinand, per gli Okkervil River e per i Letlive che non rientrano in classifica solo a causa della mia accidia. Come al solito questa classifica è strettamente personale e si basa sui dischi che ho ascoltato che , ovviamente, non sono tutti.

NC) Arcade Fire - Reflektor
(indie rock, alt rock, dance)

Dopo tutto l'hype e le attese rivolte mi aspettavo il capolavoro, il disco definitivo. Invece siamo di fronte ad un disco che ammicca ma non seduce, l'eccessiva lunghezza mostra a pieno tutta la sua mediocrità, la sua pochezza e la quasi totale assenza di emotività. Hanno forse peccato troppo di ambizione, le opere di bricolage di diversi generi solo in pochi episodi sono raramente riuscite e il tutto sembra uno scimmiottamento della musica pop-dance anni '80.



17) The Fratellis- We need Medicine
(indie rock)

Un disco da ascoltare in macchina a pieno volume, da cantare a squarciagola, una colonna sonora perfetta per feste alcoliche o simili. Un lavoro allegro e frizzante, energico, poco impegnativo e sicuramente godibile in ogni sua nota. Lascia però il tempo che trova in fatto di originalità e consistenza, le influenze sono parecchio evidenti e il tema principale del disco, ossia il cazzeggio, alla lunga risulta pesante. Quando, dopo alcuni ascolti, vi dedicherete ad altro non vi ricorderete neanche una nota.



16) John Grant- Pale Green Ghost
(elettronica, folk, alternative rock)

Una sterzata importante verso nuovi lidi elettronici, uno sguardo indietro verso quello che era il synth-wave anni 80 e tanto tanto coraggio. La maturità artistica e la scoperta della malattia portano John Grant ad avventurarsi in lidi che, nel capolavoro precedente "Queen of Denmark", erano soltanto accennati e malcelati. Il songwriting resta comunque di altissimi livelli, canta le canzoni di un uomo che ha poco altro da perdere ma lo fa con dignità e con un tocco di black humor.



15) My Bloody Valentine - M B V 
(shoegaze, dream pop, noise pop)

Una tempesta di distorsioni, un diluvio di elettricità, un muro sonoro imponente. Kevin Shield e compagni ripropongono e rielaborano lo stesso genere che li ha resi immortali ad inizio anni 90, come se 22 anni non fossero mai passati. Si rimane ipnotizzati dalla montagna di effettistica, dal dettaglio sonoro portato fino all'inverosimile, dalle atmosfere eteree ancora 
inesplorate; il tutto è estremamente rarefatto e impalpabile, stordente. Sicuramente un disco non per tutti, richiede un buon orecchio e una buona dose di concentrazione per trovare il tesoro nascosto sotto la montagna (di effetti).



14) Atom for Peace: Amok
(elettronica)

Quella di Thom Yorke per l'elettronica è diventata una ossessione, una ragione di vita; ha abbandonato ormai da tempo i classici schemi strutturali della canzone, le melodie qui sono scarne ed essenziali, difficilmente riconoscibili all'interno delle fredde ritmiche elettroniche. Un minimalismo elettronico d'avanguardia insomma, condito da nenie vocali e ritmiche dissonanti, dove è il basso a dare la principale vena espressiva, che ricopre il ruolo di 'cuore' nella maggior parte dei pezzi. Un disco che, se si va oltre i primi ascolti che possono far apparire l'opera piatta ed incolore, incanta ed ipnotizza.



13) Biffy Clyro - Opposites 
(indie rock, alternative rock)

Uno scorrere continuo di facili melodie heavy miste a momenti più intimistici e riflessivi, il tutto curato nel dettaglio, con pochissimi riempitivi o sbavature. Nel complesso risulta un disco orecchiabile e radio-friendly, che prende spunto dalla fine  degli anni '90 condendo il tutto con pizzichi di tempi non lineari e ritmi serrati. Il disco della conferma per una grande band la quale ha sempre puntato sulla radiofonicità dei loro brani i quali, sebbene tendano sempre più al catchy e al mainstream, mostrano tutti i limiti della band come la velata indole pop, la troppa omogeneità e la loro costante l'impersonalità.



12) Alter Bridge - Fortess
(hard rock, alternative metal, heavy metal)

Sarebbe troppo pretenzioso chiedere ad un gruppo hard rock, in particol modo se mainstream, di rivisitare e modernizzare un genere come l'hard rock il quale, attualmente, rischia di puzzare di stantio. Eppure gli Alter Bridge ci provano, inseriscono nel loro calderone pizzichi di metal, complicati riff e intricate melodie, non lasciano niente al caso, il tutto è studiato nel dettaglio. Ne risulta un disco dinamico ed ispirato e i brani, anche se per certi aspetti prevedibili, hanno mordente, personalità e mostrano appieno l'ottimo songwriting della band.



11) Artic Monkeys - AM
(indie rock)

Alex Turner ed il suo ciuffo non sbagliano un colpo, la loro indole prolifica non lascia da parte la qualità e ogni opera brilla di luce propria. Nel corso degli anni sono riusciti a creare e a maturare un genere ormai perfettamente riconoscibile, distinguibilissimo all'interno del panorama musicale fatto di rock genuino, ritmi groovy ed influenze blues e r&b. In questo episodio gli AM aprono le loro menti e si lasciano contagiare da altri generi ed influenze, creano la perfetta colonna sonora per notturne uscite in centro e ci narrano di donne ubriache, tecniche di approccio e di leggende da strada.



10) Frightened Rabbit - Pedestrian Verse
(indie rock)

I Frightened Rabbit, ossia gli eterni sottovalutati. Sarà per la loro limitata vena sperimentale o per il loro amore per i ritornelli radiofonici, per la loro propensione a navigare in acque fin troppo conosciute o per la loro continua tendenza a sminuirsi, ma Hutchison e compagni non hanno mai avuto quello che realmente meritano, quello che gli è dovuto. Il loro maggior pregio è che riescono sempre a creare piacevoli melodie dalle tinte pop folk rock, con ispirati testi pungenti e ironici, molto vicini al cantautorato americano di stampo dylaniano. Brani efficaci e diretti quindi, che scorrono facilmente e mettono in mostra un'attenta produzione e un ottimo songwriting.



9) The Strokes - Comedown Machine
(alternative rock)

Gli Strokes provano ancora a rinnovarsi, a cambiare genere. Inseriscono suoni analogici e drum machine, trasformano le chitarre in tastiere, condiscono il tutto con accenni di techno e un pizzico di anni '80. Il disco risulta frizzante e spiazzante, la freschezza nelle chitarra rende il tutto accattivante e ben studiato; nel proseguire degli ascolti emerge però il loro più grande
difetto, ossia l'incapacità di scrivere pezzi che siano davvero consistenti, manca un reale spessore musicale e mancano dei brani che restano impressi.



8) Foals - Holy Fire
(indie rock, math rock)

Sono distanti i giorni in cui regnavano i tempi dispari e le peripezie metriche, adesso il tutto risulta meno intuitivo e più studiato, più maturo. Un disco che riesce a mescolare con eleganza musiche dalle tonalità esotiche alle ritmiche afro, dai mood della canzone popolare ad un math-rock intuitivo e ballabile. I continui cambi di ritmo e di tematiche rendono il disco carico e mai noioso e, anche nei brani più soffusi ed ambientali, spicca una notevole sensibilità ed emotività degna di una band ormai matura.



7) Vampire Weekend - Modern Vampire of the city  (indie rock)

I Vampire Weekend si discostano dal passato e lasciano emergere una vena più initimistica, più matura. Anche se rimangono presenti i ritmi incalzanti afro-pop che li hanno resi tanto celebri, la loro tipica spensieratezza lascia spazio a testi più impegnati che trattano di religione, differenze culturali e stanchezza di vivere. Aggiungono inoltre influenze musicali da diverse culture ed alcuni pizzichi di musica retrò anni '50 dimostrando che, anche se diretta verso nuovi lidi, è comunque presente la voglia di sperimentare e di allargare i propri orizzonti.



6) Queens of the stone age – ... like clockwork
(stoner, hard rock, alternative metal)

Dopo la depressione a causa della sua quasi morte Josh Homme ritorna sulle scene in modo spiazzante ed entusiasmante, i QOTSA alzano il volume e si fanno sentire, il loro è un ritorno in pompa magna, magistrale. Struggenti ballate si alternano in modo egregio a pezzi carichi ed ispirati, i reali riempitivi sono davvero pochi e l'insieme risulta in brillante equilibrio instabile che alterna energia a riflessione, psichedelia a stoner, ribellione a resa. Non mancano inoltre momenti più intimistici e riflessivi,nei quali Homme ci prende per mano e prova a descriverci cosa ha passato, cosa è il buio più cupo e cosa fare per riemergere.



5) Bill Callahan - Dream River 
(folk)

Un disco che non ha fretta, che scorre piano. Bill Callahan ci accarezza e ci culla attraverso la sua inconfondibile voce baritona, ci fa essere i protagonisti del suo viaggio interiore, si spoglia completamente per mostrarci parte della sua anima, del suo io. La malinconia e il disagio sono sempre presenti, ma adesso sono sotto una luce nuova, diversa; ormai non c'è più paura di esporsi, si è raggiunta la maturità e tutte le cose che prima ci turbavano adesso ci scivolano addosso, con leggerezza.



4) Sigur Ros - Kveikur
(post rock, alternative rock)

Una sorta di nuovo inizio, una rivisitazione del passato. Adesso la Natura è aggressiva e pericolosa, feroce, le atmosfere sono frenetiche e gli sprazzi di serenità sono pochi. Cedono un po' della loro magia per suoni più reali e concreti, le melodie rarefatte ed oniriche lasciano il posto a suggestioni immediate che descrivono una Natura vivace e dinamica, in continua evoluzione. Un disco sicuramente più accessibile dei precedenti che riesce a combinare quello che erano a quello che vogliono diventare.



3) Daughter - If You Leave 
(indie rock, alternative rock, folk)

Malessere esistenziale, inquietudine e paura dell'abbandono. Testi che trafiggono l'anima, i disagi ed i pensieri di Elena Tonra ci travolgono e ci disarmano, la sua voce calma ci scuote e ci fa restare pietrificati. Si insinuano i primi dubbi, restano le lacrime su una lettera stropicciata, resta l'abbandono della persona amata e la paura di non potere più riuscire ad andare avanti; la costante e voluta crescita in ogni brano porta l'ascoltatore in bilico tra l'oscuro malessere e gli sporadici sprazzi di luce della serenità, il tutto è un doloroso viaggio all' interno dei nostri sentimenti e delle nostre paure più nascoste.



2) Kings of Leons - Mechanical Bull 
(alternative rock, southern rock, garage rock)

Si dice che una volta toccato il fondo si possa solo risalire. Dopo un tour interrotto, i problemi di alcolismo, le varie liti e un disco deludente, la famiglia Followill si guarda indietro, cerca di capire dove ha sbagliato e ritrova l'ispirazione nel vecchio e sano rock. Un rock autentico, caldo, fatto di sudore e passione, che alterna momenti energici a momenti teneri e sinceri. Un gruppo che ha ripreso in mano le redini della loro carriera e ha mostrato come si possa risalire dal baratro. Stima.



1) The National - Trouble will find me
(indie rock, alternative rock)

Alcuni stati d'animo restano intrappolati nel tempo. Dobbiamo solo prenderne coscienza, trovare la forza di espiarli e provare ad andare avanti. Berninger e compagni ci fanno da guida all'interno dei nostri stati d'animo, si passa dalla gioia dell'innamoramento alla straziante paura della perdita, dal rimorso per i propri errori all'inutilità di vivere nel passato, il tutto condito da una raffinatezza ed eleganza disarmanti, uniche. Sanno essere immediati ma delicati, pacati ma anche irrequieti, fascinosi ed intriganti. Atmosfere malinconiche che portano alla luce la nostra fragilità e la nostra emotività, ci spogliano completamente delle nostre difese e ci fanno apparire per quello che realmente siamo, ossia insicuri e tormentati, nudi ed impauriti, soli.

domenica 17 febbraio 2013

I migliori 14 dischi del 2012 secondo me


Lo so, come al solito sono in un ritardo clamoroso. Ma quest'anno ho una scusante, stavo cercando in tutti i modi di scegliere soltanto 10 dischi, di fare una top-ten come si deve; ovviamente non ci sono riuscito, penso addirittura di aver scordato qualcuno!
Ovviamente questa classifica è assolutamente personale e si basa sui dischi che ho ascoltato che, ovviamente, non sono tutti.


14- Fine Before You Came - Ormai 
(post-rock, screamo)

Chitarre in lento crescendo e chiusure in accelerazione, cambi di ritmo incisivi ed inaspettati, il riassunto delle quotidianità in poche righe. Gli italiani FBYC propongono un genere che mescola in modo perfetto post-rock e screamo, la verità viene urlata, il disagio è sentito, è reale. Sicuramente l'Italia che non ti aspetti, l'Italia che merita di più. 






13- Chromatics - Kill For Love
 (synthpop, post-rock, ambient)

Siamo alla guida della nostra auto in una notte metropolitana, le luci sono indefinite, il viaggio è lungo. Le atmosfere sono rallentate, plasticose, noir. Una riuscitissima simbiosi di immagini e suoni, di atmosfere romantiche ed eterne; a volte non è importante la meta, è importante il viaggio.







12- Grizzly Bear - Shields
 (indie rock, indie folk, art rock)

Il capolavoro è lontano e i tempi sono cambiati. Un disco che sembra ben fuori dalle loro corde, il crescendo emotivo e la tensione lasciano il posto a canzoni più disinvolte, gli angoli sono stati smussati e viene lasciato più spazio al pop. Un'evoluzione sicuramente audace che non ci si aspettava, la malinconia viene allontanata e si inizia ad intravedere un timido sorriso. Anche se le atmosfere e le emozioni suscitate sono cambiate, restano alcuni punti fermi; la qualità indiscussa dei musicisti, gli eccellenti intrecci melodici e l'indole romantica danno vita a canzoni di livello superiore, i suoni sono ricercati, il tutto è bene strutturato e di altissimo livello.  


11- Mark Lanegan - Blues Funeral 
(alternative rock, blues, new-wave)

Il visionario Mark Lenagan sorprende con sonorità al di fuori delle sue corde, aggiunge un tocco di elettronica al suo già consolidato rock e lo rielabora con sonorità anni 80 come i Pet Shop Boys o Kraftwerk. Un Lenagan che non ci si aspetta, un dilemma d'identità e d'intenti; da una parte il Lanegan rock anni 90, con i suoi riff grezzi e rumorosi, dall'altra il Lanegan sperimentatore, che vuole mettersi in gioco e che è pronto a rischiare. Un disco di transizione quindi, con un unico punto fermo: l'intensa voce impastata di Lanegan, la quale conferisce un pathos e un'intensità alle canzoni fuori dal normale, le rende uniche ed emozionanti. 



10- The Smashing Pumpkins - Oceania
(rock, alternative rock)

Billy Corgan non ha più 20 anni, le camice a quadrettoni non sono più di moda e gli anni 90 sono finiti da un pezzo. Questo Corgan sembra averlo capito, i testi sembrano addolciti e le sonorità smussate, il tutto sembra rinnovato e modernizzato. Il problema nel 
giudicare il nuovo lavoro di un gruppo di questo calibro è proprio il paragone con i vecchi album; se questo disco viene confrontato con i capolavori precedenti risulta plasticoso e nostalgico mentre, se lo si giudica come un'opera a sé stante, risulta onesto e dignitoso, dimostra che il gruppo non è soltanto l'ombra di quello che era ma è ancora in grado di fare ancora buona musica.

7- Japandroids - Post Nothing 
( indie rock, garage rock, noise )

Il duo dei Japandroids ci propone un album che è una buona scarica di adrenalina, il tutto scorre veloce ed è ben dosato; un mix perfetto di elementi rock, punk e noise contornato da testi adolescenziali, le canzoni sono colorate e divertenti, si lasciano ascoltare con facilità, senza nessuno sforzo. Purtroppo però la mancanza d'originalità e la gracilità dele strutture viene fuori dopo pochi ascolti, il divertimento iniziale lascia il posto ad un leggero senso di insoddisfazione causato dalla poca diversità dei pezzi.



9- Fiona Apple - The Idler Wheel
 ( alt rock, alt pop, jazz )

Una composizione fragile e minimalista, un cantato viscerale e straziante, una maturità artistica invidiabile. Con la sua voce potente ed espressiva Fiona ci confessa le sue fragilità e i suoi desideri, ci parla della sua vita reale e dei suoi problemi. Una musica 
nuda e controintuitiva, fatta di dissonanze e tempi dispari, con arrangiamenti minimali e percussioni incalzanti; Fiona ci ammalia e ci trasporta nel suo mondo, ci confessa i suoi dubbi e le sue incertezze, ci rende i suoi confidenti.  Alla fine scopriamo che le sue debolezze sono in realtà anche le nostre e che, per quanto non vogliamo ammetterlo, siamo fragili, proprio come lei.


8 - Dirty Projectors - Swing Lo Magellan 
( indie rock, alt rock, alt pop )

Un songwriting imprevedibile ed ambizioso, fatto di arrangiamenti complessi e variegati che spaziano con eleganza dal pop schizofrenico al doo-wop; una musica libera e fuori dai canoni, una musica da sviscerare completamente per apprezzare a pieno il suo cuore pop. Dave Longstreth e i suoi compagni ci trasportano con eleganza nel loro mondo trasognato, alternano con maestria luce ed ombra e citano e rielaborano grandi gruppi come XTC e Talking Heads. La qualità dell'opera conferma la grandezza di uno dei migliori gruppi contemporanei in circolazione, che presumibilmente però resterà in ombra a causa della poca radiofonicità delle canzoni.



6- Django - Django
( alt-rock, neo-psychedelia, electronic)

L'elogio del sintetico, canzoni dalla presa facile che esplodono in un tripudio di colori e spensieratezza. Nel calderone dei Django sono presenti delle sonorità esotiche e western che creano delle melodie canzonate, il tutto è condito da soluzioni mai banali e con ritmi veloci e sincopati. Il pop-synth viene fuso col folk, vengono utilizzati con mestria i contro canti ed il tutto risulta originale e coraggioso. Un disco che offre intrecci trascinanti e sognanti, non ci sono punti fermi, il tutto è mutevole ed estremamente innovativo.




5- Tame Impala - Lonerism 
(psychedelic rock, alternative rock, dream pop, psychedelic pop)

I Beatles immersi in salsa acida, sonorità psichedeliche combinate con melodie pop. Atmosfere che fanno smarrire la strada e annebbiano i sensi, fanno aumentare le percezioni e ci conducono in spazi nella nostra mente che non sapevamo esistessero. Citazioni
in ogni dove, partendo dai Beatles fino ad arrivare ai Flaming Lips e ai Cream, una miscela ben riuscita di vecchio e nuovo; il tutto è estremamente ben dosato, le strutture sono stabili e la qualità in ogni dove. Ci perdiamo nel passato ma siamo ben ancorati nel presente, il tutto è unico e sovrannaturale.



4- Jack White - Blunderbuss
(rock, blues rock, blues)

Il re Mida contemporaneo, ogni progetto musicale con il suo nome è oro, brilla di luce propria. Liberato dalla 'gabbia' dei progetti paralleli Jack vola alto, esplora nuovi orizzonti e nuove sonorità, da sfogo alla sua fervida fantasia compositiva e ci mostra il suo ego. Mescola e rielabora alcuni sonorità ormai datate, dà sicuramente più risalto alla sua anima blues rispetto a quella rock; ci ammalia con le sue eleganti ballate, ci coccola con le sue nenie e ci scuote nei momenti più rock. Disco estremamente variegato che sa sorprendere con strutture semplici ma che lasciano il segno.



3- Alt-J - An Awesome Wave
( indie rock, alt rock)

La voce nasale di Joe Newman ci trascina all'interno del suo mondo, fatto di atmosfere ammalianti ed affascinanti, intime; i generi vengono fusi insieme per creare una nuova sonorità che, al tempo stesso, risulta originale ma già sentita. Ritornelli e sonorità devastanti entrano subito nella testa, le ritmiche sono ossessive e le soluzioni sono fresche e originali; le strutture dinamiche e le sonorità coinvolgenti stupiscono, lasciano senza fiato. Al primo impatto siamo travolti, restiamo a bocca aperta di fronte a questa sonorità ancora non ben definita, la quale mantiene una forte ritmicità e una forte orecchiabilità, ci seduce con la sua qualità e la sua ricchezza. Siamo travolti dall'onda, non resta che immergersi completamente e sperare di uscirne il prima possibile.



2- Deftones - Koi No Yokan 
( metal, alt metal, hard rock)

Prendete i Deftones, conditeli con riff granitici alla Meshuggah ed un pizzico di soluzioni post-rock: otterrete un disco in perfetto equilibrio tra violenza e melodia, tra rabbia e controllo. I Deftones si rimettono in gioco, rimescolano le carte e ne aggiungono delle nuove, ci stupiscono con soluzioni inedite e fuori dalle loro corde; i ritmi sono martellanti, le melodie sono 
eteree, impalpabili. Un gruppo che mantiene la sua identità ma, allo stesso tempo, è capace di rinnovarsi, di aggiungere soluzioni, di smussare gli angoli e di restare fedele al suo genere. È incredibile come Il 7 album si avvicini al capolavoro, i vecchi problemi sono superati grazie a strutture dinamiche che fanno risultare il tutto equilibrato e perfetto in ogni nota.


1- The Shins - Port Of Morrow 
(indie rock, indie pop)

Ci sono dischi che, per un motivo o per l'altro, ti riempono il cuore, ti mettono allegria. Sono dei fedeli compagni di viaggio in momenti difficili, ti entrano in circolo, fanno parte di te. Certe volte abbiamo bisogno di semplicità, di una voce familiare e di ritornelli semplici ed efficaci. I propri amici non si possono giudicare con lucidità ed oggettività, conosciamo perfettamente i loro difetti ma gli vogliamo bene per quello che sono, nonostante tutto. Ogni nota mi mette i brividi, questo basta per stare in cima.

giovedì 23 febbraio 2012

I migliori 14 dischi del 2011 secondo me

Lo so, sono in un ritardo clamoroso. Un ritardo talmente tanto grande che mi era addirittura passata la voglia di scriverla questa classifica! Ovviamente questa si basa sui dischi che ho ascoltato che, ovviamente, non sono tutti. Vi prego non mi chiedete nè dei Bon Iver nè di James Blake in quanto dei primi non ho ascoltato l'ultimo disco mentre, di James Blake, penso che il suo unico disco sia parecchio sopravvalutato.

14) Cage the Elephant: Thank You, Happy Birthday
(alternative rock, punk rock)

Volevo dedicare una posizione a quello che io definisco il rock 'gracile', quel rock a cui manca sempre qualcosa per essere veramente degno di nota.
Ho citato solo i 'Cage the elephant' ma potevo fare almeno altri 100 nomi, tipo 'Vaccines', i 'The Maccabees' o altri gruppi analoghi, tutti gruppi degni di nota ma che, purtroppo, si dimenticheranno molto presto. Inserisco in segno di rivolta pure i 'Rival Sons' che, anche se non facilmente accumunabili ai gruppi sopra citati, sono arrivati con 40 anni di ritardo.
In particolare 'Thank You, Happy Birthday' è un disco che scorre veloce, riesce a rielaborare alcuni concetti ormai datati del punk-rock e porta una ventata di aria fresca in questo panorama. che rischiava di puzzare di stantio.




13)Wild Beast: Smother (alt-pop)

La carica emotiva e il romanticismo presenti in questo disco lasciano sorpresi, senza fiato. Atmosfere soffuse in un' ambientazione minimalista, testi perfetti e citazioni in ogni dove. Disco che, ascolto dopo ascolto, cresce di intensità e aggiunge nuovi stimoli sonori.





12) The pain of begin pure at heart: Belong
(indie pop, shoegaze, dream pop)

L'elogio all'agrodolce. Sognanti sonorità shoegaze miste a testi malinconici, atmosfere ovattate e voce filtrata. Notevoli intrecci vocali misti a melodie dark-pop. Il tutto entrerà subito in circolo, senza che ve ne accorgiate.





11) Trail of Dead: Tao Of The Dead
(alternative rock, progressive rock)

Non è da tutti far diventare 'accessibile' un genere tanto ostico come il progressive, reinventandolo e contaminandolo con venature 'pop'. A differenza dei dischi precedenti la durata delle canzoni è diventata accessibile, il tutto è reso più scorrevole e leggero anche se si continua a percepire una tensione musicale in sottofondo; restano sempre intatti gli elementi che hanno caratterizzato la band dagli esordi, cioè le soluzioni geniali, gli improvvisi cambi ritmici e le progressioni che portano le canzoni ad esplodere velocemente.



10) Fleet Foxes: Helplessness Blues
( indie rock, folk rock, alternative rock)

Per apprezzare veramente questo disco bisogna essere nello stato d'animo giusto; non è presente infatti l'immediatezza che ha contraddistinto il disco precedente, qui le atmosfere sono dilatate e soffuse, i tempi estremamente lenti. Le musiche sono principalmente oniriche e sognanti, agli strumenti tradizionali si affiancano mandolini e organi, le melodie sono compatte e il tutto ben riuscito anche se può risultare un po' troppo ambizioso. Ho perso moltissimo tempo per capire il reale significato del disco ma, appena lo si coglie, può cambiarti qualcosa dentro.



9) Mastodon: The Hunter
(progressive metal, alternative metal)

Nel corso degli anni i Mastodon sono riusciti ad affrontare diversi generi musicali, sono passati dalla violenza sonora degli esordi all'elaborato progressive metal di "Crack the Skye", definendo uno stile e un'evoluzione del tutto unica. In questo caso invece vengono abbandonate completamente le violente cavalcate del passato, il growl profondo viene sostituito con una voce pulita e la durata delle canzoni viene ridimensionata, rendendo il disco meno elaborato ma sicuramente più accessibile.



8) The Battles: Gloss Drop (post rock, math rock)

C'è qualcosa di diverso in questo disco, sembra che quell'alchimia e quella spontaneità presente nel disco precedente sia ormai lontana, tutto sembra un po' forzato e il calcare la mano sempre sulle stesse soluzioni non certo aiuta. Il loro distinguibilissimo genere è sempre presente, sono ancora 10 anni davanti ai gruppi attuali e sono ancora al limite della follia, ma qualcosa è cambiato.




7) The Strokes: Angles (indie rock)

Quello che mi è sempre piaciuto negli Strokes è la freschezza delle chitarre ed il loro continuo intrecciarsi, le svariate fonti di inspirazione e lo stile 'Television oriented'. In questo lavoro il tutto viene arricchito da ritmi caraibici, dall'elettronica e da un tocco di '80 che non fa mai male. Anche se si è persa molta dell'incisività degli esordi e si mira verso lidi più pop, non mancano di certo gli elementi che li hanno resi tanto celebri, come i riff graffianti e le elaborate melodie.



6) Adele: 21 (pop, soul)

A volte il talento è vero, genuino. Eccezionale disco pop che sfiora diversi generi, dal soul al country e dallo swing al classico, lascia in bocca un amaro sapore malinconico e nostalgico. Niente è lasciato al caso, tutto è perfetto, dalle melodie scarne ma efficaci ai testi curati che, nel loro piccolo, lasciano sorpresi per l'immediatezza e per il buon gusto. Io tifo per te Adele, sgomina tutti quei rapper buzzurri e porta un po' di buon gusto nel mondo del pop commerciale, tutto il tuo successo è veramente meritato.



5) Yuck: Yuck (indie rock, shoegaze)

Questi Yuck sembrano avere studiato molto bene il sound e lo stile dei primi anni 90, J Mascis sarebbe orgolioso di loro. Rispolverano uno stile e un genere che era caduto nel dimenticatoio, provano a reinventarlo aggiungendo un po' di shoegaze e una sottile venatura di pop. Gli elementi 90' sono presenti più che mai, le linee melodiche sono bene definite e distinguibili; l'unica pecca è che tendono ad allungarsi troppo quando non dovrebbero, il che risulta a tratti noioso.



4) The Decemberists: The King Is Dead
(indie pop, folk rock)

L'occhialuto Colin Meloy veste i panni di un abile menestrello e ci racconta, attraverso rilassate melodie folk, placide storie da focolare e riesce a far emergere uno spirito bucolico, agreste. La sua voce vellutata si amalgama perfettamente sia sulle elaborate melodie folk sia sulle scarne ballate presenti nel disco, ci rilassa e ci fa sognare. Rispetto al disco precedente si vira più verso schemi più semplici ma efficaci, si abbandonano quasi del tutto le complesse trame melodiche e ci si dedica molto di più all'immediatezza e all'orecchiabilità.



3) Mogwai: Hardcore Will Never Die, But You Will
(alternative rock, post rock)

Ci sono gruppi su cui metterei la mano sul fuoco, acquisterei a scatola chiusa i nuovi dischi e andrei a tutti i loro concerti; sicuramente i Mogwai sono uno di questi gruppi, loro che non sbagliano un colpo, che riescono sempre a farmi viaggiare e ad emozionare. Riescono a reinventare un genere ormai datato in modo del tutto spontaneo e naturale, niente forzature, tutto scorre via tranquillo. Mettetevi comodi, il viaggio è molto intenso.



2) The Black Keys: El Camino
(alternative rock, blues, soul)

Un amore fatto di attese sfrenate e di canzoni cantate a squarciagola in macchina la notte, dischi distrutti e poi acquistati originali, non ne posso più fare a me. Il tutto da 10 anni a questa parte. In tutto questo tempo siete stati degli ottimi compagni di viaggio e degli amici fidati, mi avete alleggerito di parecchi dei miei pesi e mi siete stati vicino nei momenti difficili.



1) Wilco: The Whole Love
(indie rock, alternative rock, folk rock)

Se prendo in mano i periodi veramente importanti della mia vita questi hanno un unico fattore in comune: i Wilco. In questo capitolo vengono abbandonate le sofferenze interiori, ci si spoglia dei dolori passati e si è pronti ad affrontare una nuova sfida: quella dell'andare avanti con leggerezza ed allegria, dobbiamo dimenticarci dei dolori passati per poter affrontare quello che la vita ha ancora da proporci. In fondo tutti noi abbiamo bisogno di questo, bisogna smettere di essere vittime del passato. Disco che ti lascia incantato e sognante, ti lascia un'emozione nel cuore e con un leggero senso di allegria che ti pervade l'anima.