mercoledì 28 novembre 2012
The Cure: Acoustic Hits
I Cure. O almeno un loro condensato, acustico datato 2001.
Il doppio Greatest Hits include due dischi, con la stessa tracklist: una raccolta delle versioni originali studio dei brani più famosi, l'altro è Acoustic Hits.
Semplicemente immensi. Ho trovato veramente superbi gli arrangiamenti, specialmente la batteria molto presente; tutto il resto, è al posto giusto. Il sound, sublime. Ascoltare per credere
Simone (spesso ubriaco) sostiene che "acustico anche le canzoni più tristi sono allegre".
Grazie.
Tracce consigliate: praticamente tutte. The walk la trovo futile, ma nella versione originale è anche peggio.
Voto: 9,5
Etichette:
2001,
alternative rock,
lince,
new wave,
post punk,
spesso ubriaco
lunedì 1 ottobre 2012
Dark Tranquillity: Mind's I
La quasi totalità dei gruppi venuti dopo, sono niente. Gruppo ineguagliabile soprattutto in questo disco e nel precedente "The Gallery".
Vi consiglio però "The Mind's I" in quanto è un amore più recente per me.
inutile classificare, provate solo ad ascoltare e lasciatevi semplicemente trascinare fino a fine disco.
segnalo inoltre questo in quanto colpisce la qualità di produzione, senz'altro la migliore della loro discografia.
Brani consigliati: se al settimo brano non siete innamorati, cambiate disco.
Voto: 9,5
lunedì 17 settembre 2012
Sadist: Season In Silence
2010 - Extreme Metal - Voto: 8/10
L'ultima fatica degli italiani Sadist, che ci allietano con un bel disco di Metal estremo di grande perizia tecnica, come nella loro migliore tradizione. Secondo me miglior metal band tricolore di sempre, nonostante il passo falso di Lego.
L'ultima fatica degli italiani Sadist, che ci allietano con un bel disco di Metal estremo di grande perizia tecnica, come nella loro migliore tradizione. Secondo me miglior metal band tricolore di sempre, nonostante il passo falso di Lego.
martedì 14 agosto 2012
Prong: Carved Into Stone
2012 - Metal - Voto: 8/10
Tornano i Prong di Tommy Victor, con il loro thrash metal venato di alternative, industrial e new wave (essendo i Killing Joe fra le loro influenze e avendo avuto per un periodo in formazione il loro bassista Paul Raven) in un disco che trova la band in forma abbastanza buona. Ammirevole la perseveranza di Tommy Victor che, nonostante il periodo commercialmente migliore del gruppo sia passato da un pezzo, continua a sfornare dischi sempre interessanti.
Tornano i Prong di Tommy Victor, con il loro thrash metal venato di alternative, industrial e new wave (essendo i Killing Joe fra le loro influenze e avendo avuto per un periodo in formazione il loro bassista Paul Raven) in un disco che trova la band in forma abbastanza buona. Ammirevole la perseveranza di Tommy Victor che, nonostante il periodo commercialmente migliore del gruppo sia passato da un pezzo, continua a sfornare dischi sempre interessanti.
sabato 21 luglio 2012
Sigur Ròs - ()
2002 - Post -Rock - Voto: -/10
Ho sempre pensato che le parole non sempre servono, spesso sono fuorvianti e mal interpretate, forse sopravvalutate. Affidargli troppo potere può essere un'arma a doppio taglio, ogni parola ha dei significati diversi in ognuno di noi e questi dipendono dalla nostra esperienza e dalla nostra persona. Sono inoltre legate al tipo di rapporto con l'interlocutore, ogni rapporto porta con sé un certo peso dato alla parola. Sono state modificate e storpiate, il loro significato non è più quello originario e hanno subito un costante abuso che le ha portate ad essere quelle che sono attualmente: pericolose. Le parole implicano comunicazione e questa ha, come principale problema, l'illusione che sia avvenuta. Esistono invece concetti che difficilmente si riescono ad esprimere, vanno vissuti sulla propria pelle, vanno sentiti. Inutile descriverli, perderebbero la loro purezza, la loro magia. Bisogna essere per certi aspetti egoisti, tenerli solo per noi e non sciuparli tentando di descriverli. Da qui il controsenso di questa recensione, usiamo parole per descrivere esperienze talmente tanto personali che l'ascoltatore, per quanto si sforzi, non potrà mai comprendere a pieno.
In questo controverso capitolo i Sigur Ròs portano all'estremo l'abbandono del superfluo, niente parole inutili, nessuna abbondanza. Nessuna lingua conosciuta, solo il canto sfuggente e celestiale di Jonsi che ci prende per mano e ci conduce nel bianco più accecante ed ultraterrano, ci ammalia e ci seduce con i suoi vocalizzi, ci rilassa e, per certi aspetti, ci purifica. Riescono perfettamente ad emulare le pulsazioni della nostra anima, ci lasciano sospesi in questo vuoto etereo ed impalpabile, siamo circondati dalla nebbia e stiamo viaggiando all'interno di noi stessi, dentro la nostra anima. Giocano inoltre con le nostre emozioni alternando sensazioni opposte come la luce accecante del giorno con l'oscurità della notte, il freddo dei ghiacciai con il caldo dei nostri corpi. Il tutto è estremamente dosato, emotivo, viscerale. Il nostro viaggio è sfumato, indefinibile; stiamo entrando in contatto con noi stessi, ci stiamo avvicinando al nostro io. Si alternano paesaggi onirici ed sognanti, siamo condotti in mezzo alla foschia e siamo sedotti prima che riusciamo ad accorgercene. Siamo cosi distanti da quell'Islanda concreta e tangibile presentata in Ágætis Byrjun, i vulcani e le enormi distese di giacchio si possono solo vagamente intravedere dietro il muro di foschia che ci avvolge e che ci coccola, il tutto è un unico flusso di emozioni, stiamo facendo un viaggio che cancella ogni macchia dalla nostra anima, che ci fa avvicinare a noi stessi.
Sicuramente non un disco facile, può risultare ripetitivo e a tratti noioso ma, se si è nel mood giusto, può farvi vivere un'esperienza unica, indimenticabile.
Siamo di fronte ad un capolavoro, non ci resta che toglierci il cappello e chinare il capo.
Ho sempre pensato che le parole non sempre servono, spesso sono fuorvianti e mal interpretate, forse sopravvalutate. Affidargli troppo potere può essere un'arma a doppio taglio, ogni parola ha dei significati diversi in ognuno di noi e questi dipendono dalla nostra esperienza e dalla nostra persona. Sono inoltre legate al tipo di rapporto con l'interlocutore, ogni rapporto porta con sé un certo peso dato alla parola. Sono state modificate e storpiate, il loro significato non è più quello originario e hanno subito un costante abuso che le ha portate ad essere quelle che sono attualmente: pericolose. Le parole implicano comunicazione e questa ha, come principale problema, l'illusione che sia avvenuta. Esistono invece concetti che difficilmente si riescono ad esprimere, vanno vissuti sulla propria pelle, vanno sentiti. Inutile descriverli, perderebbero la loro purezza, la loro magia. Bisogna essere per certi aspetti egoisti, tenerli solo per noi e non sciuparli tentando di descriverli. Da qui il controsenso di questa recensione, usiamo parole per descrivere esperienze talmente tanto personali che l'ascoltatore, per quanto si sforzi, non potrà mai comprendere a pieno.
In questo controverso capitolo i Sigur Ròs portano all'estremo l'abbandono del superfluo, niente parole inutili, nessuna abbondanza. Nessuna lingua conosciuta, solo il canto sfuggente e celestiale di Jonsi che ci prende per mano e ci conduce nel bianco più accecante ed ultraterrano, ci ammalia e ci seduce con i suoi vocalizzi, ci rilassa e, per certi aspetti, ci purifica. Riescono perfettamente ad emulare le pulsazioni della nostra anima, ci lasciano sospesi in questo vuoto etereo ed impalpabile, siamo circondati dalla nebbia e stiamo viaggiando all'interno di noi stessi, dentro la nostra anima. Giocano inoltre con le nostre emozioni alternando sensazioni opposte come la luce accecante del giorno con l'oscurità della notte, il freddo dei ghiacciai con il caldo dei nostri corpi. Il tutto è estremamente dosato, emotivo, viscerale. Il nostro viaggio è sfumato, indefinibile; stiamo entrando in contatto con noi stessi, ci stiamo avvicinando al nostro io. Si alternano paesaggi onirici ed sognanti, siamo condotti in mezzo alla foschia e siamo sedotti prima che riusciamo ad accorgercene. Siamo cosi distanti da quell'Islanda concreta e tangibile presentata in Ágætis Byrjun, i vulcani e le enormi distese di giacchio si possono solo vagamente intravedere dietro il muro di foschia che ci avvolge e che ci coccola, il tutto è un unico flusso di emozioni, stiamo facendo un viaggio che cancella ogni macchia dalla nostra anima, che ci fa avvicinare a noi stessi.
Sicuramente non un disco facile, può risultare ripetitivo e a tratti noioso ma, se si è nel mood giusto, può farvi vivere un'esperienza unica, indimenticabile.
Siamo di fronte ad un capolavoro, non ci resta che toglierci il cappello e chinare il capo.
mercoledì 11 luglio 2012
The Vickers - Fine For Now
Instancabilmente continuo la difficile ricerca di nuovi sconosciuti gruppi da consigliare,
ed oggi sono orgoglioso di presentarvi questo fantastico gruppo (non così sconosciuto) nato nel 2007 ed entrato nel mondo discografico dal 2009.
Signori e Signore vi presento i Vickers
Il sound della band oscilla tra il miglior pop/rock di origine britannica,
con spunti dall’america indipendente degli anni più recenti, tutto raccolto con grande coerenza e da un
songwriting di altissimo livello da consumare ed ascoltare esclusivamente ad alto volume.
“Fine For Now” è l'album che vi consiglio.
Fine For Now è il secondo lavoro della band, uscito nel 2011 e, secondo me, è un disco estremamente estivo quindi appropriato alle giornate caldissime che stiamo vivendo.
Ideale per canticchiare, con un sound leggero e spensierato.
Insomma questo è un album perfetto per le vostre vacanze.
Inutile parlare delle varie reminescenze di generi, in questo album si trova di tutto, traccia dopo traccia si scovano facilmente le origini e le ispirazioni della band così composta:
Andrea Mastropietro, chitarra e voce
Federico Sereni, basso e cori
Francesco Marchi, chitarra e voce
Marco Biagiotti, batteria e cori
Ebbene si, il gruppo è italiano, come anche la casa discografica, e probabilmente sono più conosciuti
in Inghilterra che qui in Italia.
Oltre manica infatti hanno già tenuto un tour che è andato molto bene e prossimamente potrebbe uscire un nuovo lavoro, mi terrò informato...
Per il momento beccatevi Fine For Now! Suona fresco e vitale ed è questo il bello.
Se non mi credete potete ascoltare le traccie di questo album direttamente
dal sito ufficiale della band:
e se vi piacciono il prezzo del disco è contenuto, 10 euro facili facili!
Che dire di più,
i testi molto belli, il disco è "estivo", ben suonato, costa poco...
ha tutte le carte in regola per essere consigliato!
Voto: 9/10
ed oggi sono orgoglioso di presentarvi questo fantastico gruppo (non così sconosciuto) nato nel 2007 ed entrato nel mondo discografico dal 2009.
Signori e Signore vi presento i Vickers
Il sound della band oscilla tra il miglior pop/rock di origine britannica,
con spunti dall’america indipendente degli anni più recenti, tutto raccolto con grande coerenza e da un
songwriting di altissimo livello da consumare ed ascoltare esclusivamente ad alto volume.
“Fine For Now” è l'album che vi consiglio.
Fine For Now è il secondo lavoro della band, uscito nel 2011 e, secondo me, è un disco estremamente estivo quindi appropriato alle giornate caldissime che stiamo vivendo.
Ideale per canticchiare, con un sound leggero e spensierato.
Insomma questo è un album perfetto per le vostre vacanze.
Inutile parlare delle varie reminescenze di generi, in questo album si trova di tutto, traccia dopo traccia si scovano facilmente le origini e le ispirazioni della band così composta:
Andrea Mastropietro, chitarra e voce
Federico Sereni, basso e cori
Francesco Marchi, chitarra e voce
Marco Biagiotti, batteria e cori
Ebbene si, il gruppo è italiano, come anche la casa discografica, e probabilmente sono più conosciuti
in Inghilterra che qui in Italia.
Oltre manica infatti hanno già tenuto un tour che è andato molto bene e prossimamente potrebbe uscire un nuovo lavoro, mi terrò informato...
Per il momento beccatevi Fine For Now! Suona fresco e vitale ed è questo il bello.
Se non mi credete potete ascoltare le traccie di questo album direttamente
dal sito ufficiale della band:
e se vi piacciono il prezzo del disco è contenuto, 10 euro facili facili!
Che dire di più,
i testi molto belli, il disco è "estivo", ben suonato, costa poco...
ha tutte le carte in regola per essere consigliato!
Voto: 9/10
sabato 19 maggio 2012
Pennywise - Full Circle
Full Circle “circolo vizioso” è un album dai contenuti
sociopolitici, cattiveria contro il sistema, ed in particolare
con il "puppet government" americano, ma anche con una vena di dolore per la
perdita del bassista, Jason Thirsk morto suicida, come si sente nella
canzone dedicata a lui “Bro Hymn”
già presente sul primo album “Pennywise”, ma cambiata nel testo.
È un album che a pochi piacerà, ma a cui sono molto legato. Buon
Ascolto.
“Your life is the most
precious thing that we could lose
Jason Matthew Thirsk
this one's for you” Bro Hymn
Voto 8/10
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